Quando Stalin diventò un linguista
Stalin con Truman a Potsdam nel 1945 (archivio della famiglia Truman Wikimedia commons)
Demolì le teorie del marxista Marr che risaliva a Noè
Dopo l'articolo sulla misteriosa origine delle lingue (che trovate in Il mistero dell'origine delle lingue) l'antropologo ci parla ora del caso del linguista Marr e delle sue teorie che risalgono alla Bibbia.
Ora nessuno si ricorda più di Nicolaj Marr, ma per una ventina d'anni fu una delle personalità più importanti e influenti dell'Unione Sovietica. Georgiano di nascita, studiò a San Pietroburgo e lì trascorse la sua carriera accademica specializzandosi in linguistica caucasica.

Foto colorata del linguista Nikolaj Marr nel 1905 (Wikimedia commons)
La regione del Caucaso, da sempre confine e passaggio tra Asia e Europa era, ed è tutt'oggi, un incredibile mosaico di linguaggi, molti dei quali assolutamente diversi tra loro. Una varietà seconda solo a quella della Nuova Guinea. Attraverso studi, ricerche e spedizioni archeologiche, divenne una figura eminente in quello che era comunque un ambito assai ristretto.

J. Valenzuela "Noè ubriaco", affresco vaticano (Wikimedia commons)
Con il tempo però il suo carattere eccentrico lo portò a covare un sempre maggiore rancore verso i linguisti georgiani e in generale tutti quelli europei (soprattutto tedeschi) a causa del mancato riconoscimento per il suo lavoro. Aveva infatti sviluppato una sua teoria, da lui chiamata iafetica (da Iafet, uno dei figli di Noè) che postulava l'esistenza di una lingua antecedente a quelle indoeuropee e da cui sarebbero derivate.

James Tissot "Sem, Cam e Japhet, i figli di Noè" (Wikimedia commons)
Non era un tentativo isolato. Il linguista italiano Alfredo Trombetti aveva appena riproposto l'ipotesi di una lingua primigenia, ma Marr si spinse molto oltre, arrivando a ipotizzare che tutto si potesse spiegare a partire da quattro elementi originari e cioè le esclamazioni sal, ber, yon, rosh. Attraverso spericolate etimologie costruì un metodo tutto suo e la sua fantasia non ebbe più freno alcuno finché nel 1917 la rivoluzione d'ottobre gli offrì l'occasione che aspettava da una vita.

Tappeto raffigurante Engels, Marx e Lenin (cr. Anagoria Wikimedia commons)
Fu uno dei primi a capire che citando a ogni piè di pagina Marx, Engels, Lenin, e dagli anni 20 soprattutto Stalin, poteva legittimarsi come alfiere di una nuova linguistica marxista contro la linguistica borghese imperante. La sua fortuna politica procedette di pari passo con quella accademica: fu creato per lui addirittura un Istituto Iafetico, diresse la Biblioteca nazionale russa e giunse ad essere nominato vicepresidente dell'Accademia delle Scienze. Nel frattempo arrivò perfino a teorizzare che non esistessero linguaggi nazionali, ma solo linguaggi di classe e che quindi gli operai di paesi diversi parlassero lingue tra loro più simili di quelle parlate dalle proprie classi dirigenti.

La Biblioteca nazionale russa a San Pietroburgo (cr. A. Savin Wikimedia commons)
I pochi linguisti che lo criticarono apertamente furono emarginati e messi a tacere, alcuni furono liquidati anche fisicamente durante le grandi purghe degli anni ‘30.
Marr morì nel 1934, le sue teorie divennero dogma, i suoi discepoli ne furono i continuatori ancora più zelanti ai limiti del fanatismo. I linguisti sovietici si accodarono per sopravvivenza e la linguistica sovietica divenne oggetto di scherno nella comunità scientifica internazionale.

L'agronomo Trofim Lysenko (Library of Georgia Wikimedia commons)
Ma stavano succedendo cose molto peggiori in altri campi. La genetica russa fu distrutta dal caso Lysenko, l'agronomo che contestava le leggi di Mendel (e anche parte della teoria di Darwin). Nel 1948 il comitato centrale del Pcus, in polemica con la genetica borghese occidentale, definì ufficialmente che le sue erano le posizioni corrette.
Le metodologie agricole che ne derivarono avrebbero poi causato grandi problemi in Russia, e soprattutto, in Cina negli anni successivi. Sull’onda di questa decisione politica i sostenitori di Marr chiesero l’epurazione finale dei loro colleghi ancora tiepidi.

Foto colorata del linguista Arnold Cykobava (Library of Georgia Wikimedia commons)
Poi successe l'imprevedibile. Nell’aprile del 1950 un altro linguista georgiano, Arnold Čikobava, parlò con il colto e intelligente segretario del partito comunista locale (che era stato scelto direttamente da Stalin) e gli fece presente l’insostenibilità delle tesi di Marr. Incredibilmente dopo pochi giorni venne chiamato a Mosca nella dacia del Segretario Generale per dettagliare la questione. Alla fine gli fu richiesto di scrivere un articolo per la Pravda, che Stalin fece pubblicare con l'invito ad aprire un dibattito.

La testata della Pravda, organo del Pcus (Wikimedia commons)
L'articolo, pur politicamente corretto, criticava con molta precisione gli errori di Marr e dei suoi allievi. I linguisti sovietici furono stupefatti e perplessi, molti non intervennero per non esporsi, nel timore che fosse tutta una trappola, altri invece lo fecero. Per quasi un mese la Pravda ospitò un inedito dibattito (molto tecnico) su marxismo e marrismo (il gioco di parole fu polemicamente intenzionale). Una discussione così libera che spiazzò molti anche nell'apparato.

Foto colorata di Stalin (cr. Wolfman 5678 Wikimedia commons)
Poi dall'Olimpo scese il fulmine. Il 20 giugno Stalin pubblicò il primo di tre articoli su marxismo e linguistica. Con linguaggio didattico ed efficace Stalin distrusse sistematicamente (non era difficile) tutto l'impianto teorico di Marr. Nel giro di un anno la linguistica sovietica fu liberata e tornò alla normalità, gli allievi di Marr persero ogni titolo accademico, ma nessuno subì conseguenze peggiori.

Cannoni americani durante la guerra in Corea (Wikimedia commons)
Tutto questo accadde esattamente nelle stesse settimane in cui iniziò la guerra di Corea, eppure Stalin ritenne opportuno dedicare tempo e spazio a questo tema. Nessuno ha saputo ancora spiegare in modo convincente il perché della sua scelta.

Il contributo di Stalin alla linguistica nella traduzione di Togliatti
Rimane comunque famosa, quasi beffarda, l’ultima frase del suo intervento: “Il marxismo è nemico di qualsiasi dogmatismo”. Testuale.
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