Repubblica, un futuro per gli italiani
La prima pagina del Corriere della sera sulla vittoria della Repubblica (Wikimedia commons)
La nazione ripartì dalle figure di padri e madri costituenti
In occasione dell'80° anniversario del referendum che trasformò l'Italia in repubblica, pubblichiamo gli articoli di due educatrici. Oggi Mirta Pollari ci parla del percorso dalla tragedia dell'8 settembre alla Costituente, domani Lara Burroni tratterà del ruolo delle monarchie negli stati democratici.
Nella notte fra l’8 ed il 9 settembre 1943 al tenente Raimondo Lanza di Trabia, già aiutante di campo del Generale di Corpo d’Armata Carboni, che si sbracciava dalla jeep, chiedendo indicazioni, così fu risposto da Badoglio: “Arrangiatevi”. Più un vaticinio da Pizia in disarmo (ibis redibis) che un ordine cartesiano da colui che era così onusto di gloria da nascere a Grazzano Monferrato e morire a Grazzano Badoglio.

La firma dell'armistizio di Cassibile fra il generale Castellano e Eisenhower (Wikimedia commons)
Riportano cronache successive che imbarazzanti furono le scene di assalto alle navi che avrebbero portato in salvo la Corona (e una folta rappresentanza della corte); essendo le murate delle corvette sinonimo di salvezza, compassati militari, alti dignitari le scalavano intrepidi.

Alberto Sordi e Eduardo de Filippo in "Tutti a casa" (cr. Comencini Wikimedia commons)
L’iconica scena del film di Comencini Tutti a casa sintetizza molto bene il caos: un marinaio fugge a cavallo! Per due anni l’Italia diventa un teatro di guerra civile, che ancora oggi non ha trovato la pacificazione nel dibattito intorno al 25 aprile. Il paese era allo stremo, le infrastrutture pesantemente bombardate, la vita civile incerta e faticosa. In tutta evidenza né la fine del fascismo né l'armistizio di Cassibile coincidevano con la fine della guerra.

Scritta fascista contro Badoglio ancora visibile a Pallanza (cr. G. Dall'Orto Wikimedia commons)
Solo il 9 maggio del 1946, in spregio allo Zeitgeist (spirito del tempo) e in un evidente tentativo di riproporre una figura meno compromessa col fascismo, il Re d’Italia Vittorio Emanuele III abdica in favore del figlio Umberto II: in casa Savoia si regna uno alla volta. La risoluzione è inefficace quanto tardiva: il popolo italiano, affamato - o affamato tout court - di libertà, si volge al nuovo, alla speranza non di un futuro migliore ma semplicemente di un futuro.

Re Vittorio Emanuele III con il figlio Umberto e il nipote Vittorio nel 1943 (Wikimedia commons)
Ventotto milioni di Italiani e - per la prima volta - di italiane (giova ricordare che in Russia il medesimo diritto fu concesso nel 1917) si recano alle urne: solo due milioni di voti marcano la differenza, cioè la Repubblica vince con una percentuale del 54,27.

Umberto II, detto "Il Re di maggio" (cr. Capt. Tanner War photo office Wikimedia commons)
Il re Umberto II, per non fomentare inutili quanto pericolose rivendicazioni, si autoesilia in Portogallo. preferendo, così, non dare ascolto a speranzose voci di possibili contestazioni: dimorerà a Cascais, presso Villa Italia, affacciata su un tratto di costa aguzzo e nebbioso, chiamato gorghi del drago.
De Gasperi durante i lavori della Costituente (Wikimedia commons)
Poi tocca ai padri costituenti in numero di 535, corroborati dalle madri costituenti in numero di 21, eletti col referendum, creare l’ossatura della nuova nazione: la nostra Costituzione è frutto di un intenso lavoro di due anni. Questi deputati non si curavano di andare in giro con i cappotti rivoltati ed abitavano in appartamenti di fortuna, ricchi solo di libri.
Il presidente Luigi Einaudi ed Ennio Flaiano (cr. archivio Quirinale per Einaudi Wikimedia commons)
Se avessero trovato un branzino nel menù della buvette di Montecitorio, probabilmente l'avrebbero etichettato come un tentativo di corruzione. D’altronde Flaiano ricorda - a un pranzo ufficiale con i giornalisti al Quirinale - di aver diviso col Presidente Einaudi mezza mela, perché non voleva che andasse sprecata.
Che cosa è successo da allora ai nostri giorni?
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