Siena, vittoria con l'aiuto della Madonna
Giovanni di Lorenzo, "Immacolata Concezione fra i Santi Cristoforo e Giacomo Maggiore", opera conservata nell'oratorio della Contrada della Torre
500 anni fa pochi fanti e cavalieri sbaragliarono i fiorentini
Il 25 luglio 1526, festa dei Santi Giacomo e Cristoforo, esattamente 500 anni fa, la Repubblica di Siena otteneva una clamorosa vittoria liberando la città dall’assedio portato congiuntamente dalla Firenze medicea e da papa Clemente VII (al secolo Giulio de’ Medici): le milizie senesi, in numero esiguo, capeggiate da Giulio Colonna, coadiuvato dai senesi Giovanni Battista Palmieri e Giovanni Maria Pini, misero in fuga con una coraggiosa sortita dalle mura di Porta Camollia le più numerose forze fiorentine medicee e papali sotto il comando di Virginio dell’Anguillara e Roberto Pucci, con al seguito alcuni fuorusciti senesi.

Porta Camollia a Siena come appare oggi (cr. sailko Wikimedia commons)
Pochi giorni dopo Francesco Vettori, mediceo e consigliere di Clemente VII, così ne scriveva sconvolto all’amico Niccolò Machiavelli: «Voi sapete che io mal volentieri mi accordo a creder cosa alcuna soprannaturale; ma questa volta mi pare stata tanto straordinaria, non voglio dire miracolosa, quanto cosa che sia seguita in guerra dal 1494 in qua; e mi pare simile a certe istorie che ho lette nella Bibbia, quando entrava una paura negli uomini che fuggivano, e non sapevano da chi. Di Siena non uscirono più che 400 fanti che ve ne era un quarto banditi e confinati del dominio nostro, e 50 cavalli leggeri, e fecero fuggire insino alla Castellina 5000 fanti e 300 cavalli, che se pure si mettevano insieme dopo la prima fuga mille fanti e cento cavalli, ripigliavano l'artiglieria in capo a otto ore; ma senza esser seguiti più d'un miglio, ne fuggirono dieci. Io ho udito più volte dire che il timore è il maggior signore che si trovi, e in questo mi pare di averne visto l'esperienza certissima».
Papa Clemente VII e Machiavelli (cr. TimeTravelRome e Santi di Tito Wikimedia commons)
Francesco Vettori non lo scriveva, ma si riteneva che la vittoria fosse avvenuta per la speciale protezione accordata a Siena dalla Madonna, celebrata nella città come Immacolata Concezione, con un culto precocissimo favorito dai francescani e dalla venerabile Margherita Bichi.

La venerabile Margherita Bichi nella stampa di Hubert Vincent (Wikimedia commons)
A seguito della vittoria, pochi anni dopo, nell’agosto 1531, il governo senese, dietro richiesta degli abitanti del quartiere di Salicotto capeggiati dal pittore appartenente alla contrada della Torre Giovanni di Lorenzo, dava il via alla costruzione della chiesa edificata appunto in onore dei santi Giacomo Maggiore e Cristoforo, dei quali ricorreva la festa il giorno della epica battaglia di Porta Camollia. Il governo donava agli abitanti mattoni del diroccato Torrazzo di Camollia e artiglierie fiorentine che furono fuse in una campana; gli uomini e le donne della contrada misero il loro lavoro e i denari raccolti.

Sulla destra la chiesa di San Giacomo maggiore a Siena (cr. sailko Wikimedia commons)
Il pittore Giovanni di Lorenzo, che fu l’artefice della costruzione dell’oratorio insieme a un gruppo di contradaioli fra cui lo scultore Bernardino di Giacomo, aveva dipinto il gonfalone con l’immagine dell’Immacolata Concezione che svettava su Porta Camollia il giorno della battaglia. A lui si deve la realizzazione di una tavoletta di Gabella (cioè una copertina in legno dipinta a mano usata nel Medioevo e nel Rinascimento per legare i registri contabili dell'ufficio della Gabella) che raffigura il momento della battaglia con la sortita dei senesi dalle mura presso la Porta Camollia, e ancora del magnifico dipinto della chiesa di San Martino con “L’Immacolata Concezione sopra la Battaglia di Porta Camollia” e del dipinto nella chiesa di San Giacomo con “l’Immacolata fra i Santi Cristoforo, che porta Gesù Bambino su una spalla, e Giacomo Maggiore".
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