Solferino, modello per un turismo di qualità  

Solferino, modello per un turismo di qualità  

Stampa raffigurante la battaglia di Solferino, la legione straniera francese con gli zuavi (cr. Levin01 Wikimedia commons)

Una identità riscoperta attorno alla battaglia

Adagiata tra le colline vicine al Lago di Garda, Solferino si presenta oggi al visitatore come una cittadina pacifica e dal fascino antico. Eppure, ogni pietra, ogni declivio e ogni monumento racchiude l’eco di un evento che ha cambiato per sempre la storia d’Italia e d’Europa: la terribile e decisiva battaglia di Solferino e San Martino, del 24 giugno 1859.

A. Adam "La battaglia di Solferino" (Wikimedia commons)

In quel giorno di inizio estate, durante la Seconda Guerra d’Indipendenza, si scontrarono oltre duecentomila soldati tra l'esercito franco-piemontese e quello austriaco. Il sangue versato su queste colline decretò non solo le sorti del Risorgimento italiano, ma pose anche il seme per un’idea rivoluzionaria di umanità. Riscoprire l'identità di Solferino significa dunque non solo diventare custodi della memoria di ciò che è avvenuto ma avviare una riflessione sulle potenziali dinamiche di sviluppo turistico locale basato sulla Storia.

Carlo Bossoli, "La battaglia di Solferino" (Wikimedia commons)

Il paesaggio di Solferino è un museo a cielo aperto dove l'architettura si fonde indissolubilmente con il ricordo storico. I suoi monumenti, custodi delle memorie della Battaglia, sono curati dalla Società Solferino e San Martino che, per regio decreto, dal 1871 oltre che essere proprietaria di questi, ne gestisce l’immenso patrimonio. Fu il senatore del Regno d’Italia Conte Luigi Torelli, patriota lui stesso del Risorgimento, a volere la creazione dell’ente morale, per rendere un’azione di concreta conservazione della memoria fino ad oggi. La stessa Società nel 1893 inaugurò, grazie alle donazioni di numerosi benefattori da tutta Italia, la monumentale Torre di San Martino che tutt’oggi svetta nell’omonima località in provincia di Brescia. Ma tornando a Solferino…

La rocca di Solferino, detta La spia d'Italia (cr. trolvag Wikimedia commons) 

Il simbolo indiscusso del borgo solferinese è la Rocca, soprannominata la Spia d'Italia per la sua posizione strategica dominante. Alta 23 metri e risalente all’XI secolo, la torre fu il teatro dei combattimenti più feroci per il controllo del territorio. Oggi, risalire i suoi gradini interni significa percorrere una galleria di cimeli, armi e ritratti risorgimentali, fino a raggiungere la terrazza panoramica da cui si domina l'intero anfiteatro collinare fino alle acque del Garda.

I teschi dell'ossario di Solferino (cr. Aug mit Wikimedia commons)

A breve distanza si trova l'Ossario di Solferino, situato nella chiesa di San Pietro in Vincoli. Qui riposano, custoditi con solenne rispetto, i resti di migliaia di caduti di entrambi gli schieramenti. L'ossario non fa distinzioni di divisa o di nazionalità: teschi e ossa compongono un mosaico doloroso che livella le contrapposizioni ideologiche nel segno del rispetto per la vita umana perduta. Poco lontano, il Museo del Risorgimento invece raccoglie cannoni, divise, armi d'epoca e documenti originali, offrendo una ricostruzione rigorosa ed emozionante delle fasi della battaglia.


Ritratto fotografico di Henry Dunant (cr. F. Boissonnas Wikimedia commons)


Se la battaglia ha consacrato Solferino nei libri di storia militare, è l'evento successivo a renderla anche una capitale mondiale della solidarietà. Tra i testimoni impotenti del massacro c'era il ginevrino Henry Dunant. Sconvolto dall'agonia di oltre 40.000 tra morti e feriti abbandonati a loro stessi, Dunant si adoperò per organizzare i soccorsi coinvolgendo la popolazione locale, in particolare le donne del posto, al grido di "Tutti fratelli".

La sede della Croce rossa internazionale a Ginevra (cr. Erdrokan Wikimedia commons) 

Da quell'esperienza di empia sofferenza e immensa generosità nacque il libro Un souvenir de Solferino e, successivamente, la Croce Rossa Internazionale e le Convenzioni di Ginevra. Il Memoriale della Croce Rossa, eretto a Solferino nel 1959 in occasione del centenario della battaglia, celebra proprio questo momento fondativo. Realizzato con marmi provenienti da tutto il mondo, il monumentale percorso testimonia come dal dramma della guerra possa nascere il più alto principio di soccorso neutrale e universale.

Il lago di Garda visto dalla torre di San Martino (cr. Zairon Wikimedia commons)

La memoria dei fatti li avvenuti è sempre stata viva nella coscienza dei solferinesi. Tuttavia, una riflessione contemporanea e consapevole, tanto dell’identità della città quanto dell’evoluzione della sensibilità turistica, può generare nel prossimo futuro una nuova forma di turismo di qualità con la battaglia e la memoria di questa come fulcro. La realizzazione di un marchio territoriale storico culturale, assieme alla partecipazione di commercianti ed esercenti locali, creerebbe non solo diffusione della memoria e della narrazione del fatto storico ma anche importanti ricadute di tipo sociale ed economico, in un territorio che comunque risente di una posizione non attraversata dal flusso turistico del lago.

Il memoriale della Croce Rossa a Solferino (Wikimedia commons)

Lo sviluppo di una tale forma di turismo non dovrebbe spaventare; finché la coscienza storica della battaglia e importanti enti culturali locali, costituiti loro stessi da persone abitanti il territorio, saranno al centro di questo cambiamento, in collaborazione con figure professionali più affini alle competenze di tipo tecnico-turistico, il patrimonio solferinese non verrà guastato.

La torre di San Martino (cr. Massimo Telò Wikimedia commons)

Che Solferino possa diventare un nuovo esempio di turismo culturale rispettoso, dove un’intera comunità cittadina partecipa nella sua vita e al suo sviluppo? Solo scelte politiche lungimiranti e progettualità strutturali potranno darci la risposta, raccogliendo così, sempre nel segno del rispetto e della compartecipazione cittadina, la memoria di chi lì ha sacrificato la propria vita per l’Italia durante il Risorgimento e renderla partecipata a un pubblico sempre più vasto. Perché la memoria risiede in tutti noi, bisogna saperla raccontare e valorizzare.

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