Tito Speri, la vita in cambio della libertą     

Tito Speri, la vita in cambio della libertą     

Il monumento a Tito Speri a Brescia (cr. Wolfgang Moroder)

La morte dei martiri di Belfiore diede una svolta all’Europa      

Nel lungo e travagliato cammino verso l'Unità d'Italia, poche vicende storiche racchiudono la drammaticità, il coraggio e il rigore morale quanto l'epopea dei Martiri di Belfiore. Tra il 1852 e il 1855, nella valletta di Belfiore, alle porte di Mantova, il regime asburgico guidato dal maresciallo Joseph Radetzky cercò di soffocare nel sangue le aspirazioni risorgimentali italiane. Tra i volti simbolo di questa resistenza spicca quello di Tito Speri, giovane eroe bresciano la cui determinazione incarnò l'anima più pura del Risorgimento.

Il monumento ai caduti delle 10 giornate di Brescia (cr. Stefano Bolognini Wikimedia commons)

Dopo il fallimento della Prima Guerra d'Indipendenza (1848-1849) e la caduta della Repubblica Romana e di Venezia, il Lombardo-Veneto venne sottoposto a un duro regime di occupazione militare. Radetzky impose uno stato di assedio permanente, pesante tassazione e una capillare rete di spionaggio per prevenire qualsiasi focolaio rivoluzionario.


Il busto di don Tazzoli (cr. Massimo Telò Wikimedia commons)


Tuttavia, il malcontento non si spense. A Mantova, nodo strategico del famoso Quadrilatero difensivo austriaco, nacque una fitta rete cospirativa clandestina guidata da Don Enrico Tazzoli, un sacerdote illuminato che vedeva nella lotta per la libertà un dovere morale e spirituale. Il comitato mantovano coordinava patrioti provenienti da diverse province lombarde e venete, con l'obiettivo di raccogliere fondi, distribuire cartelle del prestito mazziniano e preparare un'insurrezione armata.


Antonio Joli, "La difesa di Porta Torrelunga"a Brescia (Wikimedia commons)


Nato a Brescia nel 1825, Tito Speri fu uno dei suoi protagonisti. Egli svelò il suo temperamento eroico già durante le celebri Dieci Giornate di Brescia nel marzo del 1849. Appena ventiquattrenne, guidò i popolani sulle barricate contro le truppe del generale Haynau, dimostrando uno straordinario talento tattico e un incrollabile sprezzo del pericolo. Ancor oggi la sua figura è ricordata nell’omonima piazzetta poco distante piazza Duomo, presso quella strettoia che porta ancor oggi fino al Castello e dove morirono a decine fra patrioti e soldati durante la rivolta. La scena e molti altri momenti delle Giornate sono rappresentate dal pittore Antonio Joli.


Il generale Haynau, comandante delle truppe austriache a Brescia (Wikimedia commons) 


Sconfitta la città dopo un'eroica resistenza, Speri riparò per un breve periodo in Svizzera e a Torino, per poi rientrare in patria sotto falsa identità, incapace di rimanere a guardare. Entrato in contatto con Don Tazzoli, divenne il referente principale del movimento cospirativo per la provincia di Brescia, organizzando cellule clandestine e propaganda mazziniana.

Mantova, lapide in onore dei martiri (cr. Massimo Telò Wikimedia commons)

Nel gennaio del 1852, un controllo di polizia a un valico di frontiera portò al ritrovamento di una cartella del prestito mazziniano. Il filo dell'indagine condusse gli inquisitori austriaci al cuore della rete organizzativa. Seguirono centinaia di arresti: tra i fermati vi furono Don Tazzoli, Tito Speri, Carlo Poma, Giovanni Zambelli e Bernardo De Canal.

Il castello di San Giorgio a Mantova (cr. AnnaZac Wikimedia commons)

Rinchiusi nel Castello di San Giorgio a Mantova, una delle più rigide carceri dell’Impero, i prigionieri vennero sottoposti a durissimi interrogatori e torture psicologiche. Speri e i suoi compagni mantennero una condotta d'altissima dignità: non rinnegarono mai le proprie idee e cercarono, nei limiti del possibile, di proteggere i complici ancora a piede libero.

Stampa di Pietro Vajani, "Speri condotto al supplizio" (Wikimedia commons)

La sentenza di morte per impiccagione fu eseguita a scaglioni per instillare il terrore nella popolazione. Il 3 marzo 1853 giunse il turno di Tito Speri. Salì sul patibolo nella valletta di Belfiore a soli 27 anni, conservando una serenità che sbalordì gli stessi carcerieri. Poco prima di morire, scrisse lettere toccanti alla madre e agli amici, riaffermando la fede incrollabile nella futura indipendenza d'Italia: "Io muoio per la mia patria, e muoio sicuro che il mio sangue non sarà sparso invano".

La scelta dell'impiccagione, pena riservata ai criminali comuni invece della fucilazione militare, fu un preciso calcolo dell'Austria per disonorare i patrioti, ma si rivelò un clamoroso errore politico. L'esecuzione dei Martiri di Belfiore suscitò un'ondata di sdegno in tutta Italia ed Europa. Invece di reprimere la ribellione, la brutalità di Radetzky dimostrò che la dominazione austriaca nel Lombardo-Veneto era ormai insostenibile.


Il generale Radetzky (Wikimedia commons)


Il sacrificio di Tito Speri e compagni segnò la svolta decisiva: convinse anche i moderati e le diplomazie europee che la questione italiana doveva essere risolta al più presto. Pochi anni dopo, con le campagne del 1859 e del 1866, il sogno per cui Speri e i martiri avevano donato la vita divenne finalmente realtà con la nascita del Regno d'Italia.

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