Togliatti e la mano tesa al ceto medio  

Togliatti e la mano tesa al ceto medio  

Un comizio di Palmiro Togliatti (Wikimedia commons)

A 80 anni dalla conferenza nel teatro Municipale di Reggio Emilia  

C’è un’atmosfera di grande attesa e partecipazione a Reggio Emilia, la sera del 24 settembre 1946, quando Palmiro Togliatti entra nel gremitissimo Teatro Municipale per tenere la conferenza sul tema “Il Partito Comunista e i ceti medi”. Un clima certamente più teso si respirava la sera prima a casa del sindaco Cesare Campioli, presso il quale Togliatti era ospite, nel corso di una riunione ristretta. Il Migliore aveva strigliato alcuni dirigenti – e in particolare il segretario provinciale – per la scarsa vigilanza su diversi fatti di sangue accaduti nel territorio e che avevano visto il coinvolgimento di ex partigiani. Per contestualizzare la situazione, siamo ad un anno e mezzo dalla Liberazione dell’Italia e a meno di quattro mesi dallo svolgimento del referendum e dalle elezioni per l’assemblea costituente.


Una visione notturna del teatro Municipale di Reggio Emilia (cr. Camouflajj Wikimedia commons)


Ma torniamo alla conferenza, e in particolare alla prima parte, che mostra, a ottanta anni di distanza, una straordinaria profondità storica e attualità. L’obiettivo di Togliatti è chiaro: dimostrare che il Pci è in grado di rappresentare un ampio campo sociale ed economico e non soltanto la classe operaia e il proletariato.

Togliatti con una copia del quotidiano l'Unità (Wikimedia commons)

La preoccupazione da cui troppi son mossi è in realtà soltanto quella di costruire artificialmente un preteso insuperabile contrasto tra il nostro partito e certi gruppi sociali non proletari. Siccome il nostro partito è storicamente sorto come partito operaio … si vorrebbe dedurre da ciò una pretesa nostra incapacità ad avere rapporti normali di contatto, di adesione e di collaborazione con tutti coloro che operai non sono e non diventeranno mai.

Togliatti prosegue cercando di definire il ceto medio, consapevole dei rischi di genericità del termine. Di fatto è quella “gamma molto numerosa di gruppi sociali” che si colloca tra il capitalista (ossia il proprietario di mezzi di produzione) e il salariato. L’elenco è sostanzioso: il mezzadro e il fittavolo, il piccolo e medio proprietario (terriero), i piccoli e medi commercianti, gli esercenti, gli artigiani, gli imprenditori di piccole medie aziende. Naturalmente, sostiene il relatore, non si tratta di un “blocco più o meno uniforme”, ed è quindi più corretto affermare che esistono numerosi gruppi intermedi, i cui orientamenti ideologici e politici possono anche differenziarsi tra essi. Di conseguenza

… è errato affermare che esista una specie di incompatibilità organica tra tutti questi gruppi sociali, così numerosi e così vari, e il partito comunista.

Contadino impegnato nella raccolta manuale del fieno (Wikimedia commons) 

Anche sul piano degli interessi non vi è secondo Togliatti alcun contrasto tra quelli difesi dal partito e quelli riguardanti i gruppi sociali intermedi, come dimostrano le rivendicazioni di mezzadri e impiegati efficacemente sostenute dai comunisti italiani.

A questo punto – anche rintuzzando le accuse di incapacità di valorizzare concetti come “libertà” e “sviluppo autonomo della persona umana” rispetto a “solidarietà”, “progresso sociale”, “emancipazione del lavoro” – il segretario nazionale gioca una sorta di contropiede: non solo non vi è incompatibilità tra Pci e ceto medio ma è da un’alleanza tra essi che può essere completato il processo nazionale di rinnovamento politico e sociale.

Togliatti e il leader socialista Pietro Nenni (Wikimedia commons)

La realtà è che il collegamento più stretto, anzi la unità tra le forze di avanguardia raccolte nel nostro partito e attorno ad esso, e le grandi masse della popolazione lavoratrice, e quindi anche le masse del ceto medio, è indispensabile se si vuole che concretamente trionfino le idee di libertà, di giustizia, di solidarietà che noi affermiamo, e che sulla base di esse venga rinnovata la nostra vita nazionale.
Questa unità è alla base, dunque, del nuovo corso di economia e di politica lanciato formalmente da Togliatti sulle pagine di “Rinascita”.

La testata della rivista "Rinascita" (dal sito della Fondazione Gramsci)

Ci si accusa, quando parliamo di questo nuovo corso, di voler sopprimere la iniziativa privata, ma la cosa non è vera. Noi vogliamo che venga lasciato un ampio campo allo sviluppo della iniziativa privata, soprattutto del piccolo e medio imprenditore.

La conferenza procede poi con una sorta di celebrazione politica dell’Emilia (“Bella regione l’Emilia, cara a tutti gli italiani, ma specialmente a quelli a cui sta a cuore la causa della emancipazione dei lavoratori”) e si conclude con la netta presa di distanza nei confronti dei delitti commessi in alcune province della regione stessa (“E’ certo che ci si trova di fronte a fatti che dimostrano l’esistenza di una o più organizzazioni criminali, o per lo meno di uno o più gruppi di banditi che agiscono in modo organizzato”).

1946, la delegazione del Pci in Urss, fra di loro anche Berlinguer (archivio Michetti Wikimedia commons)

La statura intellettuale di Togliatti, la temperie politica e sociale, il ruolo del Partito comunista italiano meriterebbero ben altra trattazione. Così come il concetto di democrazia progressiva, le relazioni con il Partito socialista, le accuse di doppiezza.

Qui ci limitiamo a segnalare quello che a nostro parere è il punto più interessante della conferenza in termini di attualità, ossia l’indicazione precisa di un “corso nuovo” che vede nell’alleanza tra blocchi sociali la chiave per il completamento del processo democratico ed economico del Paese.

Un operaio al lavoro (cr. Tyne & Wear archives Wikimedia commons)

In particolare, emergono due aspetti significativi e oggi non scontati. Il primo è la lettura della piccola e media impresa non come soggetto conservatore ma come forza economica dotata di valori e istanze in netta contrapposizione ai monopoli e al capitale, e quindi potenzialmente non distante da operai e proletari, sulla base di una condivisa centralità del lavoro.


1946, Di Vittorio al direttivo della Cgil (Wikimedia commons)


Una interpretazione che, in particolare negli anni Settanta, sarà completamente ribaltata dal sindacato più vicino al Pci, che non riconoscerà la natura peculiare delle piccole e medie industrie, ritenendole piuttosto un mero strumento della ristrutturazione capitalistica (“decentramento produttivo” e “reparto distaccato”, come si diceva allora).

Il secondo è il fondamento stesso della politica delle alleanze, volto a evidenziare gli elementi comuni e la capacità di rappresentare gli interessi dei diversi soggetti sociali, a differenza della attuale discussione sulle prospettive della sinistra, che appare più orientata ad una combinazione di sigle e apparati di partito.

 

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