Il farmacista che parlava con gli scacchi
I pezzi di una scacchiera (Jeff Meyer Wikimedia commons)
Giocava contro se stesso e perdeva sempre
Salvo aprì la farmacia di Acque Dolci, come ogni mattina, ma la luce che filtrava dalle persiane pareva tremare e dubitare di lui. Sistemò le bottiglie, i flaconi, ordinati in file perfette, e poi si sedette davanti alla scacchiera. Le pedine erano lì, lucide, immobili, ma vive: lo sapeva, e ogni giorno glielo ricordavano.
«Finalmente sei qui - disse la torre nera, e il legno vibrò come se respirasse - Ti stavamo aspettando».

Antichi vasi della farmacia di San Jans a Bruges (cr. Phyrexian Wikimedia commons)
Il cavallo bianco sbuffò: «Non credere di poter vincere, Salvo. Giocare con se stessi è follia».
«Follia o verità?», mormorò Salvo, muovendo la mano esitante sul re nero.
«Non vedrai mai la vittoria - disse il re, con voce profonda e calma - perché sei tu stesso il tuo avversario».
«Eppure continua - replicò la regina, inclinando la testa di legno -. Continuare è tutto ciò che resta».

Alexander Lesrel "Un problema interessante", 1929 (Wikimedia commons)
Il torrente fuori scorreva lento tra le pietre lisce, le acque dolci riflesse come specchi. Salvo guardava il cielo sopra Acque Dolci e ascoltava le pedine, ognuna con una voce diversa, ognuna con un giudizio o un consiglio. «Guarda come muovi il pedone - disse un soldato bianco - non vedi che stai già perdendo?».
«Forse perdere è tutto ciò che possiamo fare», rispose Salvo, e il pedone tremò sotto le dita.
«Tutto? - rise il cavallo nero -. No, la verità è che non sai nemmeno chi sei».

Alois Binder "La partita a scacchi", 1933 (Wikimedia commons)
Ogni mossa era una conversazione. Salvo muoveva una torre, e la torre gemette: «Oh, tu sempre così preciso. Ma la precisione non salva nessuno. Guarda, cade tutto…».
«E io cosa dovrei fare?», chiese Salvo sentendo il cuore battere più forte.
«Imparare a guardarti - disse la regina, sospirando -. A capire che sei tu l’errore e la soluzione insieme».

Pieter Oyens, "I giocatori di scacchi", 1876 (Wikimedia commons)
Le pedine parlavano senza sosta, discutevano tra loro, ridevano e lo ammonivano. Il re nero si lamentava: «Non pensi mai abbastanza. Ogni volta la stessa storia».
Il cavallo bianco ironizzava: «Sei tu che ci muovi male. O forse sei tu che non vuoi vincere?».
Il pedone, piccolo e tremante, bisbigliava: «Salvo… guarda il tempo… ogni mossa è un ricordo… e tu li dimentichi tutti».

Jacques de Cessoles "Il re scacchista", miniatura del XV secolo (Wikimedia commons)
Acque Dolci continuava fuori, con i bambini che correvano, le donne che urlavano i prezzi al mercato e il vento che portava il canto degli uccelli. Ma Salvo non ascoltava più. Solo gli scacchi, solo la scacchiera parlante. Ogni sconfitta era un dialogo, ogni pedina caduta un messaggio. «Perché devo perdere?» chiese, quasi piangendo.
«Perché sei te stesso - rispose il re, profondo e inesorabile - Perché non esiste vittoria contro se stessi».
«E allora perché continui?», lo sfidò la regina, inclinata verso di lui.
«Perché voglio capire… - mormorò Salvo - Voglio vedere chi sono quando nessuno guarda».

Rudolf Koselitz "Gli scacchi", 1948 (Wikimedia commons)
Il sole tramontava dietro le colline, e le acque dolci del torrente riflettevano rosso e oro. Le pedine tacevano per un istante, come se anche loro ammirassero il tramonto, poi ripresero a parlare, commentando ogni mossa immaginaria, anticipando ogni sconfitta. Salvo si sentì parte di un dialogo infinito: con se stesso, con la scacchiera, con la memoria, con la vita.
Quando la notte scese su Acque Dolci, Salvo lasciò cadere le mani sulla scacchiera. Le pedine, come respirando, lo guardavano: il re lo ammoniva, la regina lo sfidava, il cavallo rideva e i pedoni mormoravano segreti che lui da solo non poteva capire del tutto. Sapeva che l’indomani avrebbe giocato di nuovo, e perso di nuovo, e ascoltato ancora le loro voci. Ma questa sconfitta non era disperazione, perché perdere da soli significa guardare dentro l’anima, affrontare l’unico avversario che conta davvero.
Riproduzione riservata