La casa che riconosce i padroni 

La casa che riconosce i padroni 

Panorama notturno delle case di Cefalù (cr. Josè Luiz Wikimedia commons)

A Cefalù i muri avevano un’anima

Quando lei entrò in casa

A Cefalù il sole mordeva a volte. Entrò piano, come chi teme di disturbare qualcosa che non conosce. La chiave girò lenta nella serratura, un mezzo giro esitante, poi un piccolo schiocco, quasi un respiro. Rimase un istante ferma sull’uscio, lo sguardo in avanti, le mani lungo il corpo, e quell’aria di chi non sa se è ospite o padrona.


"C'erano i libri ammassati come persone in attesa" (cr. Ginny Wikimedia commons)


Non disse nulla. Guardava. C’erano i libri - troppi, forse - ammassati come persone in attesa. I mobili antichi, il tavolo di legno vivo, i quadri, le fotografie, la luce che veniva da sinistra e tagliava la stanza come una promessa. Tutto le sembrava troppo, eppure giusto.

Fece due passi, piano, quasi senza toccare terra. L’odore la colpì per primo: non di polvere, ma di vita, di carta, di caffè, di qualcuno che ha passato lì dentro più giorni con i pensieri che con la gente.


"Guardò la pianta che cercava luce" (cr. F.D. Richard Wikimedia commons)


Posò la borsa su una sedia, poi la riprese. Guardò la finestra, la tenda, la pianta che cercava la luce. Pensò - ma non lo disse - che quella non era una casa come le altre. C’era un’anima, lì dentro. Un silenzio che non faceva paura. Le parve di sentire la presenza di lui, anche se non c’era: come se l’aria stessa avesse imparato a trattenerlo.

Si avvicinò al tavolo, sfiorò con un dito il bordo di un libro aperto, poi un bicchiere di vetro trasparente, e lo spostò appena, quasi per provare se poteva. Sorrise di lato, in un modo che non avrebbe voluto farsi vedere.

"Una figura di donna col volto appena accennato" (cr. Federgleich Wikimedia commons)

Poi si fermò davanti a un quadro: una figura di donna, incompiuta, col volto appena accennato. Rimase a guardarla a lungo, come se cercasse di capire se era triste o soltanto viva. In quel momento, la casa la riconobbe. Perché certe persone, quando entrano, non fanno rumore ma accendono il silenzio.

Quando lui tornò in casa

Rientrò la sera, come sempre, senza aspettarsi niente. Aprì la porta con la stessa mano stanca, lasciando le chiavi sul tavolino dell’ingresso, poi si fermò un istante. Non sapeva dire perché, ma l’aria gli parve diversa: più pulita, sì, ma anche più viva, come se qualcuno avesse appena finito di respirare lì dentro. Camminò lento, guardando intorno. Tutto era al suo posto. Eppure… no.

"Lasciando le chiavi sul tavolino nell'ingresso" (Wikimedia commons)

Il bicchiere che lasciava sempre sulla scrivania non era più esattamente dov’era. Una fotografia, quella con sua moglie giovane, era inclinata di un millimetro, forse meno, come se una mano avesse esitato nel raddrizzarla. E c’era un odore nuovo, indefinibile: non un profumo, ma una traccia. Un misto di sapone semplice, limone, e qualcosa di più umano - la presenza di una donna che si muove senza chiedere permesso ma senza violare nulla.


"Una fotografia, quella con sua moglie giovane" (cr. Joxemai Wikimedia commons)


Si avvicinò al tavolo. I libri erano impilati meglio. La tazza aveva un bordo più chiaro. Perfino la finestra sembrava guardare fuori con più fiducia. Sedette sulla solita sedia, accese la lampada, e sentì che la stanza respirava un’altra luce.

Allungò la mano, toccò il tavolo, poi il tappeto sotto i piedi. Tutto era uguale, eppure non lo era più. Si accorse che sul davanzale qualcuno aveva spostato la pianta verso il sole - un gesto piccolo, quasi tenero, come se qualcuno avesse voluto insegnarle a crescere meglio.

"Toccò il tavolo, poi il tappeto sotto i piedi" (cr. Petr Sanzhiev Wikimedia commons)

Gli venne un pensiero che lo fece sorridere: forse la casa ha accettato di piacere anche a lei. E in quel sorriso, che non durò più di un respiro, sentì una cosa che non provava da tempo - la sensazione che non tutto fosse finito, che qualcosa, anche senza parole, potesse ancora cominciare. Si alzò, andò alla finestra, e guardò giù nella strada vuota. Non c’era nessuno. Ma sulla poltrona, accanto al tavolo, un granello di polvere si era mosso da solo nella luce. E a lui parve - ma non ne fu certo - di sentire, nell’aria, un odore leggerissimo di mani pulite.

"E guardò giù nella strada vuota" (cr. A. Bagklaridis Wikimedia commons)

Lei tornò una mattina di luce chiara, quando la casa aveva ancora l’odore del sonno. Lui era lì, per caso. Aveva dimenticato un quaderno, o forse non lo aveva dimenticato affatto. Quando la vide sulla soglia, con lo straccio in mano e lo sguardo pronto, non disse nulla. Si limitò a fare un passo indietro, come per lasciarla passare, ma non uscì.

“Non disturbo?”  chiese lei, quasi sottovoce.
“No. È la casa che voleva sentirti”, rispose lui, sorridendo appena.

"L'osservava in silenzio, come si guarda una musica" (cr. N. Dilmen Wikimedia commons)

Lei non capì subito, o forse finse. Posò la borsa sul pavimento, accese la luce. Lui rimase in piedi, dietro, a guardarla muoversi. Ogni gesto era preciso, misurato, privo di vanità. Puliva come si accarezza: con rispetto, con pudore.

Dopo un po’, lui si sedette. L’osservava in silenzio, come si guarda una musica che non si conosce ma di cui si riconosce il ritmo. A un certo punto lei si voltò.

Panorama di Cefalù (cr. Ludvig14 Wikimedia commons)

“È tutto molto bello”, disse piano.
“Bello? - fece lui, come se la parola fosse nuova - È pieno di me”.
Lei lo guardò negli occhi, un attimo solo, poi abbassò lo sguardo.
“Lo so. Si sente”.


Il lungomare di Cefalù (cr. Bjs Wikimedia commons)

Restarono così. Nessuno cercò l’altro, ma qualcosa si avvicinò da sé, come un respiro condiviso.
Lui prese un libro dal tavolo, lo aprì a caso, e ne lesse una frase: “Ci sono stanze che ricordano più di chi le ha abitate”.
Lei smise di pulire, si fermò a metà gesto.
“È vero - disse - E certe mani, quando toccano, non puliscono: ascoltano”.
Poi si voltò e continuò, come se nulla fosse.
Lui non aggiunse altro. La lasciò fare, lasciò che l’aria tra loro dicesse quello che nessuno avrebbe potuto dire senza rovinarlo.
Quando lei finì, prese la borsa, lo salutò con un cenno appena. Lui rispose con un sorriso breve, e quando la porta si richiuse, la stanza tornò muta, ma non più sola.
Sulla scrivania, la pianta inclinata verso la finestra sembrava più verde. E dentro la casa, nel punto esatto dove lei aveva posato lo sguardo, il silenzio non pesava più. Era diventato presenza.

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