L'uomo con la coscienza nei calli

L'uomo con la coscienza nei calli

Monumento ai pellegrini, a Santiago di Compostela (cr. Balou46 Wikimedia commons)

I piedi non perdonavano niente a Gessetto

Il paese stava sopra una costa di pietra bianca, in Sicilia. Al mattino il sole entrava di taglio nei vicoli, accendeva muri scrostati, balconi con sedie vuote, porte mezze chiuse con odore di caffè e pane. La piazza era piccola, con una fontana zoppa e tre alberi magri; chi vi passava si sentiva visto anche dai morti dietro le persiane.

"Gessetto, non perché fosse maestro ma perché aveva la faccia pallida" (cr. Onderwijsgek Wikimedia commons)

In quel paese viveva un uomo chiamato Gessetto. Non perché fosse maestro, ma perché aveva la faccia pallida, la voce sottile e l’abitudine di cancellare ogni cosa detta male con una parola più elegante. Si chiamava Rosario Lanza, ma nessuno lo nominava così. Per tutti era Gessetto, l’uomo che lasciava segni leggeri e poi soffiava sopra, come se il vento assolvesse.

"Camminava secondo il peso della coscienza" (Bermejo con una sua scultura cr. Esbermejo Wikimedia commons) 

Aveva un difetto strano: camminava secondo il peso della coscienza. Quando era in pace, attraversava la piazza dritto, giovane. Quando invece aveva mentito, barato, taciuto per comodo, i calli gli si accendevano sotto i piedi. Allora zoppicava, dava colpa alle scarpe, al tempo, all’età, alla pietra dei vicoli. Mai a se stesso.

"Dopo una firma il primo callo" (cr. H. Pinki Wikimedia commons)

Il primo callo gli nacque dopo una firma. Una vedova, donna Maruzza, gli aveva venduto un orto per bisogno e poca lettura. Gessetto le disse che il terreno valeva poco, che nessuno lo voleva, che gli faceva un favore. Poi il Comune passò una strada lì, e l’orto diventò oro. Lui guadagnò. La vedova pianse. Il callo destro cominciò.

"Gli aveva venduto un orto per bisogno e poca lettura" (cr. Spedona Wikimedia commons)

La moglie, Concetta, gli disse: «Rosario, non è il piede. È la verità che ti spinge da sotto». Lui rise. «Le donne fanno poesia pure sui duroni». Ma da quella sera, guardava i calli come si guarda una lettera non aperta. Passarono gli anni. Gessetto diventò rispettabile: giacca scura, cappello buono, offerte alla chiesa, saluti precisi. Sapeva parlare con misura, come chi non dice mai abbastanza da potersi compromettere. Se un povero chiedeva aiuto, prometteva. Se un amico chiedeva giustizia, consigliava prudenza. Se un torto gli conveniva, lo chiamava necessità. E i calli crescevano.

"Non è il piede, è la verità che ti spinge da sotto" (Particolare del piede di San Bernardino cr. bynyalcin Wikimedia commons)

Li curava con unguenti e lame. Ma più li tagliava, più ritornavano. Parevano avere memoria. A volte, di notte, gli sembrava che discutessero: il destro ricordava ciò che aveva preso; il sinistro ciò che non aveva restituito. In mezzo, lui stava nel letto come un imputato davanti ai giudici.

La bugia

Un giorno tornò in paese il figlio di donna Maruzza, Pietro. Rientrava dal Nord con mani grosse e occhi asciutti. Lo fermò davanti alla farmacia. «Don Rosario, mia madre morì dicendo che l’orto non lo aveva venduto, lo aveva perso». Gessetto sorrise, bianco più del solito. «Le carte parlano, figlio mio». «Le carte sì. Ma qualche volta mentono con la mano di chi le fa parlare». A quella frase il callo sinistro diede una fitta tanto forte che Gessetto si aggrappò alla porta.

"Un uomo che non cammina più diventa prigioniero seduto" (cr. H.J. Frode Wikimedia commons) 

Da allora il paese cambiò rumore. Ogni selce gli domandava: «E tu?». Ogni gradino: «Quanto pesi?». Ogni campana: «Restituisci». Lui provò a uscire meno. Mandava il nipote a comprare il pane, la vicina a pagare l’acqua, il sagrestano a portare l’offerta. Ma un uomo che non cammina più non diventa innocente: diventa solo prigioniero seduto.

"Concetta era morta, nel suo armadio odore di sapone e rimprovero" (Impronta sul cemento cr. Hyderabad Wikimedia commons)

La casa gli si fece stretta. Concetta era morta, e nel suo armadio restava un odore di sapone e rimprovero. Una sera Gessetto trovò, dentro una tasca del cappotto della moglie, un gessetto vero, bianco, consumato a metà. Lo prese tra le dita e gli parve di tenere un osso piccolo. Sul tavolo scrisse: ORTO. La parola restò lì, nuda. Provò a cancellarla, ma il bianco gli entrò nelle rughe.

"Camminò verso la casa di Pietro" (Orto coltivato Wikimedia commons)

Quella notte sognò la piazza trasformata in una lavagna. Tutti, vivi e morti, vi scrivevano il suo nome. Poi passava lui, con una pezza nera, e cancellava. Ma sotto ogni cancellatura il nome ricompariva più scuro. Concetta, vicino alla fontana, disse: «Non si cancella con la mano ciò che si è scritto coi piedi».

Il pentimento

All’alba Gessetto infilò le scarpe migliori. Appena si alzò, i calli dolsero come se vi avessero piantato chiodi. Scese le scale contando i passi. Il paese era ancora mezzo addormentato; eppure gli parve che ogni finestra aprisse un occhio. Camminò verso la casa di Pietro. Davanti alla chiesa dovette fermarsi. Davanti al forno pianse senza lacrime. Davanti alla sua porta cadde quasi in ginocchio.

Pietro uscì. «Che volete?»

Gessetto gli porse una busta. Dentro c’erano l’atto dell’orto e una somma di denaro, non tutta la giustizia, ma almeno il principio della vergogna.

«Questo era di vostra madre».
«Dopo tanti anni?».
«Dopo tanti calli».

La gente si era raccolta a distanza, con quella pietà curiosa dei paesi, che consola guardando. Gessetto si tolse il cappello. «Io ho camminato sopra il torto finché il torto mi è salito nei piedi. Ora non chiedo perdono. Chiedo soltanto di non dover più mentire anche al dolore.»

"Il dolore c'era ancora però era mutato" (Wikimedia commons)

Pietro prese la busta, ma non gli tese la mano. Fece bene. Certe mani non si lavano in un gesto. Gessetto abbassò la testa e mosse un passo. Il dolore c’era ancora, però era mutato: non bruciava più come colpa nascosta; pesava come memoria dichiarata.

Da quel giorno non guarì. I calli rimasero, duri, fedeli, quasi consiglieri severi. Quando stava per dire una mezza bugia, pizzicavano. Quando faceva un favore solo per essere lodato, tiravano. Quando taceva davanti a un’ingiustizia, si gonfiavano. Il paese rideva: «A Gessetto parlano le scarpe». Lui correggeva: «No. Mi parla quello che ho messo sotto i piedi».

"Ogni tanto sul muro dietro la chiesa scriveva una parola" (opera di Ray Bartkus cr. Be namo Wikimedia commons)

Invecchiò camminando piano, col bastone e col gessetto in tasca. Ogni tanto, sul muro dietro la chiesa, scriveva una parola: VERITÀ, RESTITUZIONE, VERGOGNA, MISURA. Poi non la cancellava. Lasciava che la pioggia facesse il suo lavoro, perché aveva capito che solo il tempo sa pulire senza assolvere. E se qualcuno gli chiedeva perché zoppicasse ancora, lui rispondeva: «Perché la coscienza non è fatta per guarire. È fatta per tenerci svegli». Poi riprendeva la strada, lento, con i calli che gli facevano più o meno male secondo il peso dell’anima.

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