Cinema, il fascino indiscreto di Rimini
Fellini e il direttore della fotografia Rotunno sul set di Amarcord. Autore sconosciuto. Licenza: Pubblico dominio in Italia (art. 92 legge 22/4/41 n.633 - foto generica priva di carattere creativo, scattata da oltre 20 anni). Wikimedia commons
Decine di film balneari sull’Italia che cambiava
Il fatto che Rimini sia la patria di Federico Fellini non basta a spiegare perché questa piccola città di provincia abbia conquistato una visibilità internazionale nel cinema. Sinonimo del turismo di massa, ma anche luogo della mente e dell’altrove, Rimini e il suo circondario, Riccione soprattutto, sono state il set privilegiato, o anche solo muse ispiratrici, di registi e cineasti, molti dei quali hanno fatto la storia della cinematografia italiana. Sono infatti più di 70 le pellicole che, a partire dagli anni ’50, raccontano Rimini e i suoi dintorni. Un numero assai rilevante che induce a consegnare a questo lembo di terra lo scettro di capitale del cinema balneare, mentre il titolo che riguarda la vacanza sta forse raggiungendo altri lidi.
Federico Fellini e René Clair alla Mostra del Cinema di Venezia (1955). Foto di Mario De Biasi. Immagine nel pubblico dominio in Italia ai sensi dell'art. 92 della Legge 633/1941 tratta da Wikimedia Commons/Wikipedia.
L’intimo legame tra Rimini e la settima arte parte da lontano. Cioè dalle origini, da quando - e siamo all’alba del Novecento - quella strana macchina che proiettava su uno schermo immagini in movimento, valica le Alpi per scendere in Romagna e intanto Rimini cominciava già ad imporsi come luogo prediletto della villeggiatura borghese, anticipando tendenze sulla scena internazionale.

Gabriele D'Annunzio ed Eleonora Duse. Foto di Giuseppe Primoli. Fonte: Wikimedia Commons / Pubblico dominio
Sono gli anni ruggenti della Bella Epoque, della vita mondana al lido, di meravigliose feste danzanti, con la marina che s’impreziosisce di eleganti ville liberty, dove si davano appuntamento artisti e pensatori, come Gabriele D’Annunzio ed Eleonora Duse, Caruso, Mascagni, Tommaso Marinetti e tante altre celebrità. Ben sei i cinema aperti in città. Nel 1908 s’inaugura il Grand Hotel e da quel momento Rimini si autocelebra come l’Ostenda d’Italia, paragonandosi così alla più blasonata località balneare belga sul mare del Nord, allora frequentata dalla nobiltà di tutta Europa.
Manifesto pubblicitario storico "Rimini, l'Ostenda d'Italia – Grand Hôtel" Autore: Mario Borgoni (1869–1936) Anno: 1908 Licenza: Pubblico Dominio (PD-Old-70 / Scadenza dei diritti d'autore a 70 anni dalla morte dell'autore)
I romagnoli, è risaputo, sono un popolo sveglio, che non si lascia intimorire dalle novità, anzi le intercetta e ne sa cogliere tutte le potenzialità. Così “Rimini, l’Ostenda d’Italia” (dapprima semplice slogan veicolato su manifesti pubblicitari) diventa un film (conservato oggi nella cineteca locale) che se da un lato testimonia la vocazione turistica della terra che rappresenta, dall’altro è anche paradigma della salda relazione che subito s’instaura tra cinema e turismo. Questo inscindibile matrimonio ha attraversato tutto il Novecento, arrivando tra alterne vicende e con mutati approcci fino ai giorni nostri.

Fotogramma del film I vitelloni (1953) diretto da Federico Fellini. I protagonisti oziano ai tavolini di un caffè all'aperto. Autore: Produzione cinematografica Peg-Film / Cité Film (fotogramma estratto dalla pellicola). Fonte: Wikipedia (caricato dall'utente Aristarco). Licenza: Pubblico dominio in Italia (ai sensi dell'art. 92 della Legge 22 aprile 1941 n. 633)
E’ del ’53 I Vitelloni di Federico Fellini, pellicola di chiaro stampo autobiografico, tra le più celebri e di maggior successo, anche di pubblico. Sebbene girato sul litorale di Ostia, il film rimanda chiaramente a quella Rimini invernale fredda e nebbiosa, dalla quale il giovane Federico voleva fuggire. Ma mai una volta, né in questa, né in tutte le altre sue pellicole, nemmeno in Amarcord, Rimini viene citata direttamente, sebbene sia sempre presente come luogo dell’anima da cui tutto ebbe inizio. E’ il caso anche de I Clown o di Roma.
Intrigato dal mito dei Vitelloni, dieci anni dopo Sergio Zavoli percorrerà la battigia per documentare quel fenomeno tutto romagnolo del latin lover specializzato in turiste straniere. Ne uscirà I Vitellini (’62), uno straordinario reportage condotto con ironia e acume. Un altro epigono – di tutt’altro segno - arriverà poi nel ‘79 con Fuori stagione di Luciano Manuzzi, ambientato a Cesenatico. Qui, vent’anni dopo, i vitelloni nullafacenti felliniani sono diventati piccoli criminali imbecilli, immersi in un’atmosfera da favola nera dai contorni grotteschi.

Claudia Cardinale nei panni della protagonista Aida Zepponi in una scena del film La ragazza con la valigia (1961), diretto da Valerio Zurlini Autore: Fotografo di scena non identificato (fotogramma cinematografico / foto di scena della Titanus Licenza: Pubblico dominio (Italia). Immagine libera da diritti d'autore nel territorio italiano per decorrenza dei termini di protezione legale (art. 92 della Legge 22 aprile 1941 n. 633).
Catherine Spaak e Vittorio Gassman in una scena del film Il sorpasso (1962), diretto da Dino Risi. Autore: Fotografo di scena non identificato (produzione Fair Film / Incei Film / Sancro Film). Licenza: Pubblico dominio (Italia) / Immagine priva di copyright ai sensi degli articoli 87 e 92 della Legge 22 aprile 1941 n. 633, in quanto semplice fotografia cinematografica generica scattata oltre 20 anni fa.
La Riviera romagnola nel cinema non è solo uno sfondo fisico ma anche una metafora delle trasformazioni più ampie che attraversano la società italiana. E alcune pellicole fanno parte ormai dell’immaginario collettivo. Tra queste, oltre al felliniano Amarcord che meriterebbe un discorso a parte, troviamo certamente la mitica commedia estiva Rimini Rimini (’87) di Sergio Corbucci, negli anni in cui anche Pier Vittorio Tondelli aveva pensato di trasformare il suo romanzo Rimini in un film. Ma il progetto non andò in porto.
Il regista Luciano Manuzzi troverà il modo di riscattarsi con Sabato Italiano (’92) che porta sul grande schermo non più la gioia e la voglia, ma il male di vivere di una gioventù gonfia di alcol e droghe che troppo spesso muore sulla strada dopo lo sballo in discoteca. Rimini dunque come laboratorio di fenomeni sociali emergenti è l’humus ideale anche per ambientare I Pavoni (Manuzzi ’94) ispirato alla vicenda del giovane parricida Pietro Maso, o Vesna va veloce (’96) dove la macchina da presa di Carlo Mazzacurati illumina i luoghi della prostituzione. Luciano Ligabue torna invece alla memoria con la sua opera seconda Da zero a dieci (2002), mentre il regista austriaco Ulrich Seidl sceglie Rimini come location ideale per rimestare nello squallore massimo di un attempato musicista borderline (Rimini 2022).
Dal cinema della memoria a quello della contemporaneità la filmografia qui elencata ha dimenticato, a torto o ragione, molti titoli, ma sappiamo che altri ne verranno perché, con il suo stare in bilico tra l’entroterra e il mare, Rimini resta palcoscenico ideale per intrecciare, come solo il cinema sa fare, realtà e finzione, sogno e memoria.

Federico Fellini e Giulietta Masina. Autore sconosciuto. Immagine di pubblico dominio in Italia (fotografia generica priva di carattere artistico il cui termine di protezione ventennale è scaduto ai sensi della Legge 22 aprile 1941 n. 633). Fonte: Wikipedia
Per dirla con Fellini: “Rimini è un pastrocchio, confuso, pauroso, tenero, con questo grande respiro, questo vuoto aperto del mare”.
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