I cattolici fra i grandi della fantascienza

I cattolici fra i grandi della fantascienza

Giove e i satelliti galileiani fotografati dal Voyager I (cr. Nasa Wikimedia commons)

La religione e la Chiesa fra alieni e misteri dello spazio

Nel 2017 la Civiltà Cattolica, la storica rivista dei gesuiti italiani, pubblicò un articolo dal titolo La fantascienza e la sensibilità cattolica di Guy Consolmagno, direttore per 10 anni della Specola Vaticana, cioè l’osservatorio astronomico istituito a Roma nel 1891 per decisione di Leone XIII e affidato appunto alla Compagnia di Gesù, ordine dalle grandi tradizioni scientifiche.


L'astronomo gesuita Guy Consolmagno (cr. P.N. Hayden Wikimedia commons)

Fecero infatti parte della Compagnia di Gesù, tra gli altri, il tedesco Cristoforo Clavio, uno dei principali autori della riforma gregoriana del calendario nel 1582 e il reggiano Angelo Secchi, attivo durante buona parte dell’Ottocento e unanimemente riconosciuto come il fondatore dell’astrofisica moderna.


Lemaitre fra Millikan e Einstein (Wikimedia commons)

Non era invece gesuita, ma studiò in un loro collegio, il sacerdote belga Georges Lemaître che per primo formulò l’ipotesi ora conosciuta come Big Bang (lui la chiamò “atomo primordiale”). Secondo Consolmagno, lui stesso appassionato di fantascienza, la presenza di così tanti autori cristiani e soprattutto cattolici in questo genere di narrativa non è per nulla casuale. Credenti o meno, avere un retroterra culturale in cui sono così importanti il bene e il male, il peccato, la sofferenza, la redenzione e la fine del mondo non è un vantaggio da poco.


Papa Francesco (cr. Korea.net Wikimedia commons)

Le sue parole: “Il nostro obiettivo deve essere trovare modi nuovi per parlare di Dio” ricordano molto quelle di Papa Francesco, che in un’omelia del 2014 disse che avrebbe certamente battezzato un alieno che l’avesse chiesto. D’altronde uno dei libri di Consolmagno ha proprio come titolo Battezzeresti un extraterrestre?


Cristofano dell'Altissimo, "Ritratto di Ludovico Ariosto" (Wikimedia commons)

È con il Rinascimento e la rivoluzione copernicana che la religione ha ricominciato a confrontarsi con la realtà del cosmo. Prima, da Luciano di Samosata nel II secolo all’Ariosto, il viaggio sulla Luna era solo un satirico e splendido espediente narrativo; ma nel 1584 Giordano Bruno in suo celebre dialogo parlava già di un universo infinito, dove esistono infiniti soli intorno ai quali ruotano a loro volta infiniti pianeti molto probabilmente abitati. Solo una delle tante affermazioni che portarono il frate domenicano a scontrarsi con cattolici, calvinisti e anglicani per finire poi al rogo in Campo de’ Fiori.


Alba a Campo de' Fiori (cr. G. Slaviero Wikimedia commons)

Curiosamente fu proprio un vescovo anglicano, Thomas Godwin, a dare il via nel 1638 a un nuovo genere con il suo Man in the Moon. Il protagonista dopo varie vicissitudini viene trasportato sulla Luna e lassù vi trova abitanti cristiani, ma non cattolici (si inginocchiano al nome di Gesù, ma non a quello di Maria).


Il vescovo Thomas Godwin (Wikimedia commons)

Per quasi due secoli, da Cyrano di Bergerac a Jules Verne, i viaggi verso il nostro satellite si moltiplicano, accoppiando alla fantasia sempre più nozioni scientifiche, mentre gli astronomi scoprivano anche nuovi pianeti (Urano nel 1781 e Nettuno nel 1846).


Stampa di Cyrano e foto di Verne (cr. Nadar per Verne Wikimedia commons) 

Ma è con l’avvento della fantascienza moderna, negli anni ’30 del secolo scorso, che i temi religiosi si diffondono a macchia d’olio (cosa che sarebbe accaduta poco dopo anche con il genere fantasy). C.S. Lewis, dopo la sua conversione alla chiesa anglicana, da ateo che era, divenne uno strenuo apologeta della dottrina cristiana, che riversò copiosamente nella sua Trilogia dello spazio (nonché nella sua opera più nota: Le Cronache di Narnia).


Lewis, autore de "Le cronache di Narnia" (cr. J.S. Murray Wikimedia commons)

Non è un caso che siano neoconvertiti al cattolicesimo alcuni degli autori più importanti come Walter Miller, Gene Wolfe e John C. Wright. Il primo scrisse nel 1959 Un cantico per Leibowitz, probabilmente il capolavoro del genere, dove si traccia la storia di un ordine religioso che, come nel medioevo, tramanda la conoscenza in un mondo postapocalittico.


Mappa del Nordamerica per "Un cantico per Leibowitz" (Wikimedia commons)

Wolfe inserì una figura palesemente ispirata a Cristo nel suo Ciclo del Nuovo Sole e Wright riaffrontò l’eterno dilemma del libero arbitrio nel Ciclo dell’Età dell’Oro, in un futuro dove la tecnologia ha sconfitto la morte. Sono invece gesuiti, tanto per cambiare, i protagonisti dei romanzi Guerra al grande nulla di James Blish (una civiltà aliena potrebbe essere opera del maligno), I Canti di Hyperion di Dan Simmons (la Chiesa cattolica diventa una grande potenza cosmica grazie a un parassita che permette la resurrezione) e The Sparrow di Mary Doria Russell (dove la Compagnia di Gesù organizza in proprio spedizioni interstellari).


Hyperion di Dan Simmons (cr. C. Michel Wikimedia commons)

In altri autori invece prevale la polemica o il sincretismo. Frank Herbert, cresciuto cattolico e poi passato al buddismo, pescò a piene mani nell’immaginario cristiano nel dipingere l’universo religioso di Dune (Paul Atreides è esplicitamente un messia, il testo religioso più importante è la Bibbia cattolico-orangista).


Herbert e Dick (cr. A. Knight per Dick Wikimedia commons)

Philip K. Dick, pietra miliare della fantascienza, negli ultimi anni della sua vita scrisse un diario di migliaia di pagine di riflessioni mistico-teologiche in cui mescolava metafisica e gnosticismo cristiano. Fortemente critico soprattutto con la chiesa cattolica è invece Philip Pullmann, la cui trilogia Queste oscure materie si scaglia contro il dogmatismo e l’Autorità (il nome di Dio nei romanzi).


Lo scrittore Valerio Evangelisti (cr. Dinkley Wikimedia commons)

In Italia molti romanzi di Valerio Evangelisti (che si definiva neoplatonico) hanno come protagonista lo spietato, ma non sadico, inquisitore domenicano Nicolas Eymerich (figura peraltro storicamente vera), in storie che si muovono tra il quattordicesimo secolo e il futuro. Insomma l’incontro o scontro tra (fanta)scienza e fede si rivela, almeno dal punto di vista letterario, estremamente produttivo.

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