I greci, primi costruttori dell'Europa moderna

I greci, primi costruttori dell'Europa moderna

Raffaello "La scuola di Atene", Musei Vaticani (Wikimedia commons)

Oggi la giornata della lingua e della cultura ellenica

Il Parlamento greco ha indetto nel 2017 la Giornata mondiale della Lingua e della cultura ellenica e da allora essa è celebrata il 9 febbraio (giorno della morte del poeta Dionysios Solomòs) in tutti i paesi in cui l’eredità greca ha lasciato tracce ben visibili.

Perché parlare della Giornata mondiale della lingua e della cultura elleniche, in un’epoca in cui quasi ogni giorno si celebra una giornata mondiale della salute, della gioventù, della gentilezza e persino dell’origami, aggiungendo perciò all’elenco l’ennesima ricorrenza? Per almeno due ragioni.


Monumento a Dionysios Solomòs, massimo poeta della Grecia moderna (cr. Maesi64 Wikimedia commons)

La prima è che, anche se non ce ne accorgiamo, noi usiamo molto frequentemente termini che derivano dal greco antico o parole greche vere e proprie, la seconda è che la Grecia appartiene a quelle mete che frequentiamo moltissimo nelle vacanze estive, della cui storia però non sappiamo quasi nulla, benché si trovi in una posizione geopolitica molto significativa di per sé stessa, come ognuno può facilmente intuire guardando una carta geografica o qualche supporto digitale moderno.


Il mare di Oia (cr. patano Wikimedia commons)

Questo fenomeno si è paradossalmente accentuato negli ultimi anni, quando appunto è diventato quasi normale per un italiano medio fare almeno una vacanza in Grecia. Eppure della Grecia vera, cioè della sua storia e delle sue vicende, ne sapevano molto di più i nostri bisnonni o nonni che vi avevano fatto la guerra e oggi coloro che - bambini o giovani   negli anni '70 - erano abituati a sentire le canzoni che Mikis Theodorakis, esule in Italia perché fuggito alla dittatura dei colonnelli, aveva scritto in stile musicale perfettamente greco per Milva e Iva Zanicchi: io ad esempio me lo ricordo bene e conservo ancora un paio di questi vinili.


Theodorakis fra Erdogan e Papandreou (Wikimedia commons)

I legami fra la lingua greca e la maggior parte delle lingue occidentali sono moltissimi e le loro tracce sono ancora presenti particolarmente nell’italiano: parole fondamentali come poesia, crisi, politica, democrazia, teatro, polemica, carattere, malinconia, filosofia, per arrivare a litosfera, atmosfera, idraulico, otorino, problema, pediatria e via dicendo.

Potrei continuare l’elenco per molte pagine, tuttavia quello che mi preme far notare è che alcuni di questi termini appartengono ad ambiti specifici, ma altri fanno parte dell’uso quotidiano: è il nostro greco di tutti i giorni per così dire e non ce ne accorgiamo neppure.


Immagine notturna dell'Acropoli (cr. Ggia Wikimedia commons)

E non è la stessa cosa dei prestiti dalla lingua inglese che ormai stanno invadendo la nostra splendida lingua, perché i termini che ho citato appartengono alla lingua italiana vera e propria e si tratta di termini che in varie fasi, concentrate principalmente in epoca romana e cristiana, sono entrati nell’Europa latinizzata e adottati in quanto designavano concetti o realtà nuovi, per cui la lingua dei romani non ne possedeva fino a quel momento neppure il senso.

Se prendiamo ad esempio le parole “poesia” e “poeta”, che sottolineano nel greco l’azione attiva e creatrice dell’uomo (anche in senso lato, non solo strettamente “poetico”) esse entreranno nel vocabolario del latino solo quando i romani cominceranno veramente a comporre poesia lirica, a concepire cioè l’attività poetica come atto di creazione del singolo, non solo come espressione di un sentimento religioso, come avveniva prima. Conoscere il greco, anche quello moderno, che non è molto cambiato da quello antico, significa “ripercorrere la storia della nostra civiltà”, per citare uno studioso come Giuseppe Zanetto.


Ingres, "Apoteosi di Omero", 1827, museo del Louvre (Wikimedia commons)

La Grecia ha sempre riconosciuto nella sua lingua l’unico vero elemento unificante e l’ha conservata durante tutti i 1.480 anni del grande e fiorente impero romano-bizantino, ma anche dopo il suo crollo, quando dal 1453 fino al 1823 fu sottoposta al dominio ottomano e la lingua greca era insegnata di nascosto dai preti ortodossi.


Battesimo secondo il rito greco ortodosso (cr. Henryk Kotowski Wikimedia commons)

Nata in modo complesso, con un percorso molto difficile e travagliato, la Grecia moderna ha oggi una fisionomia costruita faticosamente riallacciandosi anche al glorioso antico passato, ma senza disconoscere i contributi positivi che alla costruzione della sua identità hanno dato l’Oriente e i popoli europei che in vario modo hanno dominato su di essa o in alcune sue zone, da Venezia all’Inghilterra, dalla Baviera alla Danimarca.

Il paese che ci ha dato praticamente tutto ciò che oggi definisce la cultura occidentale in moltissimi campi del sapere, la scienza e la filosofia nate in Ionia, il teatro nato ad Atene, le leggi, le costituzioni, il senso della partecipazione dei cittadini alla cosa pubblica, la nobiltà della politica, gli ideali di libertà, la libertà di pensiero, è una nazione moderna che nonostante il suo glorioso passato oggi non ricopre  il ruolo significativo che la sua storia e la sua posizione geografica meriterebbero, complici i mille problemi che frenano il suo sviluppo, ma non solo.


L'emiciclo del Parlamento europeo (cr. JLogan Wikimedia commons)

Nel XIX secolo i greci sono stati pionieri del movimento che portò dalla vecchia alla nuova Europa e pochi anni fa (crisi del 2010 e conseguente troika) sono stati ancora pionieri, secondo alcuni “cavie”, per testare la forza dell’Europa, dell’euro e dell’eurozona. Anche se questo non è affatto scontato, sempre osservando la carta geografica, i greci si sono sempre sentiti e si sentirono allora, quando furono gli unici ad essere pesantemente sanzionati, parte dell’identità moderna dell’Europa.

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