Tonino Guerra, poeta delle cose minime

Tonino Guerra, poeta delle cose minime

Tonino Guerra e la moglie Lora (cr. B. Krokoba dalla pagina Fb Gli antichi frutti)

“Sarò utile quando all’umanità serviranno le favole”

Io sarò utile dopo. Sarò utile poi. Quando all’umanità serviranno le favole e quando l’infanzia conquisterà di nuovo la fantasia che le è stata sottratta dalla modernità.

Così diceva di sé Tonino Guerra e mai come oggi avremmo bisogno della sua visionarietà profetica, del suo sguardo gentile sulle cose del mondo. Un mondo che non è più quello che lui e i suoi numerosi compagni di avventure conobbero attraversando il 900. Parliamo di personalità del calibro di Federico Fellini, Michelangelo Antonioni, Francesco Rosi, De Sica, i fratelli Taviani, Andrej Tarkowskij, Wim Wenders, solo per fare alcuni dei nomi più rilevanti. Personaggi che a lui devono gran parte della loro fama internazionale.

La locandina del film Amarcord 

Tonino invece, nonostante abbia firmato le sceneggiature di capolavori assoluti della storia del cinema e si sia distinto nella scena artistico-letteraria non solo italiana, è rimasto sempre un po’ a latere, come del resto gli suggeriva la sua natura di poeta cantore delle cose minime, innamorato della vita nelle sue espressioni più elementari e genuine. Non che Tonino non abbia collezionato premi e riconoscimenti di primordine, come con “Amarcord” scritto con Fellini negli anni 70, ma la vita a volte è strana, o forse no.

Michelangelo Antonioni (cr. Hans Krebs Wikimedia commons)

Per lui la popolarità arrivò nei primi anni Duemila, quando ormai già anziano, s’intrufolava quasi ogni giorno nelle case degli italiani con lo spot televisivo “Gianni, l’ottimismo è il profumo della vita”.  Quella faccia antica – gli occhi aguzzi e la coppola in testa – bucava il teleschermo e l’ottimismo virale di Tonino entrò nella testa di tutti senza mai uscirne davvero.

Gianfranco Giannini (da Altarimini)

Per chi ancora si chiedesse chi era quel famoso Gianni, o se era solo un’invenzione, ebbene sveliamo che Gianni esisteva veramente. Si trattava di Gianfranco Giannini, sceneggiatore, collaboratore e amico di vecchia data di Tonino Guerra. Concludendo in bellezza il non fondamentale capitolo pubblicitario, rispondiamo anche alla curiosità di chi si sia mai chiesto come fu possibile convincere un intellettuale della sua levatura a metterci la faccia per reclamizzare elettrodomestici.

Tonino Guerra fra le sue opere (dalla pagina Fb Dmitri Chechalkin) 

Beh fu lui stesso a spiegarlo in una intervista a Repubblica: “E’ la prima volta che mi è stato chiesto con le dovute maniere. […] Mi è stato domandato come vedevo la cosa, come la pensavo, non me l’hanno messa giù come un semplice contratto e mi hanno coinvolto”.

Farfalla della specie Licaenidae (cr. Carleugenio Wikimedia commons)

A
dimostrazione di quanto, per Tonino, la gentilezza, l’empatia, il guardare l’altro lato delle cose, fossero il sale della vita.

Una farfalla

Stava in questo suo sguardo diverso l’essenza stessa della sua poesia, il cui manifesto è tradotto in quel pugno di righe scritte subito dopo la traumatica esperienza in un campo di lavoro nazista, a Troisdorf nel ‘45. Poco dopo la liberazione compose infatti la sua lirica più toccante, “La farfalla”, dove racconta di quanta contentezza provò quando venne liberato in Germania “che mi sono messo a guardare una farfalla senza la voglia di mangiarla”.


Il giardino della Casa dei mandorli (Wikimedia commons)


Il mondo poetico ma anche artistico di Guerra (vastissima è la sua produzione pittorica) si popolerà poi di innumerevoli farfalle, fino a farle diventare l’animale totem, quasi un simbolo distintivo che lo accompagnò per tutta la vita. Una vita spesa tra poesia e cinema, tra Santarcangelo di Romagna (dove nacque il 16 marzo 1920), Roma, dove visse fino agli anni 80 e la “Casa dei Mandorli” a Pennabilli, dove morì il 21 marzo 2012.


Angelucci con Fellini (dalla pagina Fb Gianfranco Angelucci)


“U
na residenza in cima a un cucuzzolo, in bilico tra Marche e Romagna, dove bisognava arrampicarsi per raggiungere il saggio della montagna”. Così l’amico Gianfranco Angelucci, scrittore, regista e sceneggiatore del film di Fellini “Intervista” descrive il buen retiro del poeta e aggiunge: Poi con un tocco esotico, una pennellata di colore simile alle sue figurine naïf, si è messo accanto una moglie russa, Lora, che non è Lara del dottor Živago soltanto per un piccolo scarto, giusto il cambio di una vocale.  La loro storia d’amore, non meno romantica, iniziò per un incontro casuale al Festival di Mosca in occasione della presentazione di Professione Reporter di Michelangelo Antonioni”.

Lora, la moglie russa

Dopo l’incontro con Eleonora Kreindlina, la Russia divenne patria d’adozione per Tonino. Le sue poesie sono forse più conosciute sulle sponde del Don che in Italia e molti furono i riconoscimenti ricevuti in terra straniera, anche grazie proprio a Lora che fu sua musa, traduttrice, nonché sua moglie. Ancora oggi è lei ad accogliere i visitatori provenienti da tutto il mondo per rendere omaggio al grande poeta, le cui ceneri sono incastonate sulla roccia, in cima al giardino della loro Casa dei Mandorli a Pennabilli.


Tonino Guerra (dalla pagina Fb Museo Tonino Guerra)


Recentemente, la vedova del maestro ha lanciato sui social un appello alle istituzioni per salvaguardare la memoria di Tonino e preservare quei luoghi dove fino all’ultimo giorno lui aveva distribuito poesia a profusione.

Aveva provato – come ricorda ancora Angelucci - a convincere la gente che la poesia non è soltanto quella che si legge nei libri, ma è la misura del nostro sguardo, la rivelazione del creato, e il suo rispetto. Anzi, senza la poesia, il mondo non esisterebbe affatto, perché è il Verbo, come affermano le scritture, che “in principio” crea esseri e oggetti donando loro un nome. Così Tonino aveva insegnato a utilizzare la poesia anche come un medicamento, una profilassi contro la bruttura che ci circonda. Utilizzando tra le prime prescrizioni taumaturgiche il vaccino della memoria, aveva istituito “il giardino dei frutti perduti”, un orto di rari alberi da frutta scomparsi ormai dalle campagne, e quindi dalla vista e dal gusto degli uomini. Questo era il messaggio che la poesia di Tonino Guerra riversava nella Valmarecchia, a onde circolari che si propagavano rapidamente all’intero Paese”.

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