I banditi che si convertirono

I banditi che si convertirono

Luc-Olivier Merson, Il lupo di Gubbio (Le Loup d'Aggubio), 1877, olio su tela, Palais des Beaux-Arts, Lilla. Immagine nel pubblico dominio in quanto i diritti d'autore sono scaduti (autore deceduto da oltre 70 anni). Fonte: Wikimedia Commons

San Francesco e una possibile identificazione del lupo di Gubbio

San Francesco d’Assisi aveva un approccio interessante alle persone, buone e cattive, e otteneva spesso effetti imprevedibili. Quando incontrava situazioni senza via d’uscita, eccolo entrare in azione. Sto pensando al lupo di Gubbio, del quale ho parlato in un articolo precedente. Concludevo con una domanda aperta: chi era il lupo di Gubbio? Oggi vorrei avanzare una ipotesi sul lupo di Gubbio e mi baso su un episodio meno noto della vita di Francesco e dei primi frati. Come fonte seguo la Compilazione di Assisi (paragrafo 115; FF 1669).

Nei pressi di Borgo san Sepolcro vivevano dei “briganti”, stavano nella foresta lì intorno e talvolta scendevano a mendicare un po’ di pane, talvolta ad assalire i viandanti per depredarli. Facevano paura naturalmente. I frati del luogo discutevano fra loro: “non bisogna nutrirli, fanno del male alla gente” oppure “bisogna nutrirli, hanno fame e chiedono umilmente” o anche “bisogna nutrirli chiedendo loro di cambiar vita”. Non trovavano una soluzione condivisa, così approfittarono della visita di Francesco in quei luoghi per chiedergli cosa dovessero fare.

Fratelli tutti

Lui li ascoltò attentamente e poi fece la sua proposta: “Procuratevi pane e vino buoni, poi portateli nella foresta là dove sapete che ci sono i briganti. Li chiamate: ‘Fratelli briganti, venite da noi: siamo i frati e vi portiamo buon pane e buon vino!’. Stendete una tovaglia, apparecchiate la tavola e li servite con allegria. Solo dopo che avranno mangiato direte loro la parola del vangelo”. Francesco spiegò ai frati che i briganti sarebbero stati conquistati da tanta umiltà e gentilezza e avrebbero prestato loro ascolto. E suggerì ai frati varie tappe di avvicinamento.

Statua di San Francesco e il lupo a Szeged, Ungheria. Opera dello scultore József Virág (1994). Autore della fotografia: Cedrus / Köztérkép Licenza: CC BY-NC-SA 4.0 (Creative Commons Attribuzione - Non commerciale) 

I frati si attivarono subito per mettere in pratica il consiglio di frate Francesco. Si procurarono pane e vino (viene sempre specificato che erano pane e vino buoni), si avventurarono nel bosco e chiamarono i briganti. Quelli vennero e si trovarono davanti il pane fresco e il vino, il tutto offerto in grande stile, non da poveracci, e con i frati al loro servizio. Possiamo immaginare la loro incredulità: abituati a vita randagia, evitati da tutti, questi briganti si sentono trattati da esseri umani, anzi da fratelli. Mangiano e bevono, poi ascoltano i frati che parlano di Gesù e del vangelo. Prima di lasciarli questi ultimi tentano un passo ulteriore: chiedono ai briganti che, per amore di Dio, non facciano mai più del male a nessuno. Francesco si era detto sicuro che avrebbero accettato e così accadde.

Dopo qualche tempo i frati passarono alla fase due. Si procurarono uova e cacio, oltre al pane e al vino, tornarono dai briganti e li servirono tutti allegri. Dopo il pranzo decisero che era tempo di fare un altro passo avanti e chiesero ai briganti: “Ma perché state in questi posti tutto il giorno a morire di fame e a sopportare tanti disagi, facendo tanto male con il pensiero e con le azioni?  (ma non avevano già promesso di non farlo più?) Convertitevi al Signore! Salverete le vostre anime e avrete modo di nutrirvi”.

Il testo riferisce che tutto andò secondo quanto san Francesco aveva previsto. I briganti, toccati dalla misericordia di Dio che veniva offerta loro in quel cibo buono e immeritato, accettarono la predicazione dei frati e per la familiarità e la carità dimostrata loro dai frati, cominciarono a portare sulle loro spalle la legna fino al convento. Non solo: si convertirono di cuore al Signore. Alcuni si fecero frati e gli altri promisero nelle mani dei frati d’allora in poi di non commettere mai più quei misfatti, ma di voler vivere con il lavoro delle proprie mani.

Ipotesi

In questo racconto ci sono tutti gli elementi incontrati in quello, molto più tardivo, del lupo: l’avvicinamento mite a chi fa paura, facendolo sentire fratello, il suo disarmo, l’accettazione di una vita buona e il patto stipulato con il gesto di porre le mani in quelle dei frati.


Giotto di Bondone, San Francesco dona il mantello a un povero (1296–1299 circa). Affresco, ciclo delle Storie di san Francesco, Basilica Superiore di San Francesco, Assisi. Immagine di pubblico dominio, resa disponibile tramite Wikimedia Commons.

Non potrebbe essere questa vicenda che, rielaborata e ri-raccontata nel tempo (passano decenni fra il nostro testo e quello dei Fioretti), ha generato l’idea del lupo convertito? Magari uno di questi briganti emergeva fra gli altri per l’attitudine violenta e il suo cambiamento colpì l’immaginazione della gente: ecco il lupo divenuto agnello! Il lupo del Fioretto XXI potrebbe dunque essere uno di questi briganti. Questa ipotesi un po’ ci delude, perché siamo affezionati a quel lupo che porge la zampina, però spiega bene la somiglianza letteraria e di contenuto fra i due racconti.

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