Cosė il digitale influenza il cervello
Due ragazze digitano sui loro telefonini cellulari (cr. Tammy McGary Wikimedia commons)
Le conseguenze dell’uso precoce delle tecnologie
Dopo l'articolo di Pina Tromellini Il tradimento dell'infanzia, oggi Tiziano Ferretti aggiunge nuovi elementi nella conoscenza dei problemi legati all'uso delle tecnologie digitali da parte dei giovanissimi.
L’Ocse, organizzazione mondiale che promuove politiche per la prosperità economica e sociale, ha pubblicato un rapporto relativo all’impatto del digitale sul benessere psicosociale nelle fasi della vita in cui il cervello è in fase di maturazione. Emerge che, a 10 anni, il 70% dei bambini possiede un telefonino e il 93% può accedere a connessioni a Internet.
Un quindicenne su cinque ammette di trascurare altre attività a favore dei social, riferendo di sentirsi ansioso nel tempo in cui è costretto a stare lontano dal proprio dispositivo digitale; il 27% dichiara di giocare almeno tre ore al giorno ai videogiochi, con picchi di sette ore nell’8% degli intervistati.
Il 10% dei ragazzi tra i 12 e i 15 anni ha avuto, o ha, un uso problematico dei social, con vere e proprie dipendenze, favorite da una scarsa consapevolezza anche da parte dei genitori.

Un bambino intento a usare un tablet (cr. StockSnap Wikimedia commons)
Ci sono, purtroppo, bambini di meno di due anni che vengono accostati a un telefonino o a un tablet, con rapido e precoce coinvolgimento del circuito cerebrale della ricompensa, e conseguente coazione a ripetere l’atto, pena un’agitazione psicomotoria in assenza del dispositivo desiderato. Questo crea una forma di dipendenza e altera la regolare formazione delle connessioni tra le varie aree del cervello in evoluzione.
I rischi
Le fasce d’età più a rischio, dal punto di vista neurologico, sono i 3 anni e gli 11-12 anni, periodi di massima formazione dei collegamenti fra le cellule del cervello, in cui stimolazioni eccessive e disordinate possono creare connessioni sbagliate.
Questo può favorire una riduzione delle ore di sonno, facilitando disturbi del pensiero critico e della memoria. Durante il sonno si consolidano i fatti importanti di ogni giornata e si eliminano le informazioni superflue e ridondanti, tramite un meccanismo automatico di potatura dei collegamenti tra le cellule cerebrali. L'essere umano impazzirebbe se accumulasse quotidianamente tutte le informazioni insignificanti o inutili.

Studentesse giapponesi con il telefonino (cr. Franklin Heijnen Wikimedia commons)
I dispositivi digitali stimolano il cervello in un’area visiva che elabora gli oggetti in movimento, le immagini, i filmati, le brevi scene sui social. Contemporaneamente inibiscono l’area visiva che analizza le cose ferme: righe scritte, libri cartacei, il paesaggio, un edificio.
La lettura digitale è superficiale, a scorrimento veloce e consente di saltare delle parti, in un progressivo depotenziamento del pensiero profondo, dell’analisi logica e dei tempi verbali. L’uso quasi esclusivo dell’indicativo presente, nelle chat e nei social, e l’amputazione delle lettere con neologismi in inglese, impoveriscono le aree corticali della lettura e della scrittura. Il congiuntivo, espressione dell’incertezza, della possibilità, delle sfumature di significato, purtroppo si sta perdendo tra i giovanissimi.
Lo scarto
L’Oxford Dictionary ha coniato brain rot, termine traducibile dall’inglese con marciume cerebrale. Fa riferimento ai danni provocati alla mente da un eccesso di comunicazione multimediale, seguito dalla perdita di molte parole e dei loro significati identitari.
I giovani tendono a sviluppare il pensiero veloce a discapito del pensiero lento che, però, ha un più basso tasso di errore, favorisce il pensiero critico e sviluppa la memoria autobiografica. Il cervello pensa a una velocità di 10 bit al secondo, immensamente inferiore rispetto alla velocità dei computer e, con l’uso eccessivo e prolungato, si può verificare un sovraccarico mentale di immagini e una riduzione della consapevolezza di sé.
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Due ragazze ucraine digitano sul telefono al ristorante (cr. Adam Jones Wikimedia commons)
L'Intelligenza Artificiale (AI) si è inserita nella fase in cui molti giovani scarseggiano di parole adatte a descrivere il proprio sé. E una recente ricerca del Mit (Massachussets Institute of Technology) di Boston, che dovrà essere confermata da ulteriori studi, mette in guardia dall’uso massiccio della AI per compiti di scrittura, perché può rendere gli utenti più conformisti, più manipolabili da ogni sorta di propaganda o interesse, meno capaci di pensiero autonomo e di apprendimento. Al Mit consigliano di usare l’AI per scrivere solo dopo un lungo allenamento dell’intelligenza naturale.
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Miki Yokihito "Play in the water" (Wikimedia commons)
Nel corso dell’apprendimento i cuccioli umani interagiscono con gli adulti imitando i genitori. Vengono così attivati i neuroni specchio, che producono alcuni importanti neurotrasmettitori atti a influenzare la fioritura e il rimodellamento dei collegamenti tra le cellule cerebrali.
Uno schermo luminoso non potrà mai offrire la mimica, la carezza e l’abbraccio di un contatto fisico, né alcun aspetto non verbale (intonazione, ritmo, volume della voce, pause) della comunicazione orale.
Una pausa
La vita dei ragazzi, e dei loro genitori, è spesso iper-impegnata, senza spazi vuoti utili all’introspezione e alla riflessione, per lasciare posto anche a momenti di solitudine, di accettazione degli errori propri e altrui, di attesa e rallentamento delle attività.

Fratellini con il tablet (cr. Tony McNeill Wikimedia commons)
Lo svolgimento di più funzioni contemporaneamente, possibile con il computer, stimola le attività della parte istintiva del cervello, generando impulsi e piacere ma non cognizione, e limita gli stimoli alla parte corticale del cervello che serve per pensare, ricordare, trovare le parole giuste, interconnettere concetti semplici e complessi, concentrarsi nel mantenimento dell’attenzione. Questa funzione multipla riduce i necessari momenti di riposo mentale, per cui si consiglia di aspettare almeno 10 o 15 minuti prima di rispondere a una notifica.

Ragazzi giapponesi con i videogame (cr. Tamaki Sono Wikimedia commons)
La soluzione, probabilmente, non consiste nel demonizzare la tecnologia, in un divieto irrealizzabile, ma limitare e controllare il tempo che i bambini dedicano al digitale, informarli dei rischi, e fare educazione digitale. Anche ai genitori.
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