L'amore è anche una medicina
Frank Bernard Dicksee, "Romeo e Giulietta", 1884 (Wikimedia commons)
Cuore, cervello e sistema immunitario cambiano in meglio
La scienza può raccontare l’innamoramento e l’amore con un lessico più prosaico rispetto a quello dei poeti e degli artisti: ci parla di molecole, neuroni e ormoni. Quando parliamo di attrazione diciamo che “c’è chimica”. Ma il laboratorio biochimico di cui dispone il nostro organismo è capace di influenzare pensieri, emozioni, sonno e persino il livello di percezione del dolore.
L’innamoramento è una pulsione passionale, a volte imprevedibile, che rappresenta una fase iniziale, poco governabile con il raziocinio. Può esaurirsi in poche settimane o mesi, oppure maturare in un sentimento più duraturo e profondo - l’amore - che si basa su una scelta consapevole piuttosto che sulla idealizzazione e sublimazione tipiche della fase di innamoramento
Il San Valentino di una coppia di militari (cr. capt. Rebecca Walsh Wikimedia commons)
Immagini della risonanza magnetica funzionale mostrano che, nel cervello delle persone innamorate, si attivano con particolare intensità i circuiti della ricompensa, della motivazione e del piacere, le stesse aree coinvolte quando viviamo esperienze gratificanti. La fase iniziale - l’innamoramento - è vissuta come fonte di energia inesauribile, come bisogno insopprimibile di concentrarsi su quella persona, che diventa la priorità assoluta, relegando il resto in secondo piano.

Stampa antica che illustra il lavoro di Cupido, 1857 (Wikimedia commons)
Sin dall’inizio intervengono dopamina e feniletilamina, neurotrasmettitori della spinta a cercare la ricompensa e il piacere. Il loro aumento alimenta il desiderio, accresce la curiosità e ogni incontro diventa, nelle aspettative dell’innamorato/a, gratificante. L’espressione “mi batte forte il cuore” non è solo una figura retorica. All’inizio della relazione aumentano anche i livelli di adrenalina e noradrenalina, con effetti riconoscibili: accelerazione del battito cardiaco, attenzione più acuta, stomaco che sembra chiudersi o sentire le farfalle. Sono le stesse molecole che preparano l’organismo ad affrontare le situazioni di minaccia, reale o percepita.
Tra i risultati più sorprendenti della ricerca c’è l’effetto sulla percezione del dolore fisico. Il cervello, infatti, attiva circuiti che coinvolgono le endorfine che, unitamente alla dopamina, producono un’azione analgesica. Questo conferma quanto in profondità le emozioni possano modulare i meccanismi biologici.

Il bacio fra l'astronauta Scott Carpenter e la moglie al ritorno da una missione (Wikimedia commons)
Con il passare del tempo e il consolidamento della relazione, la chimica si trasforma. L’euforia iniziale si attenua e cresce il ruolo di due neurormoni: l’ossitocina, detta anche “ormone dell’attaccamento” e la vasopressina. Queste molecole proteiche sostengono fiducia, sicurezza, empatia rafforzando il legame affettivo; vengono rilasciate durante i momenti di intimità e attività sessuale; persino nel corso di conversazioni vissute con forte coinvolgimento emotivo. È una delle ragioni per cui una relazione stabile positiva può diventare un fattore di benessere psicologico.
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Una coppia abbracciata sull'erba (cr. Mattheus Ferrero Wikimedia commons)
Nei primi mesi di innamoramento tende ad aumentare anche il cortisolo, l’ormone dello stress. In questa situazione si tratta di uno stress positivo. Poi, nelle relazioni solide e soddisfacenti, è la presenza rassicurante della persona amata che riduce la risposta allo stress. Non sorprende, quindi, che numerosi studi colleghino buoni legami affettivi a una migliore salute cardiovascolare, a un sonno più ristoratore e, in media, a maggiore aspettativa di una vita. È ovvio che la abituale convivenza in sé non è sufficiente.

Cartolina sull'amore circolata in Texas, 1918 (Wikimedia commons)
La ricerca medica, indagando le interazioni tra cervello, sistema nervoso e difese immunitarie, ha evidenziato come emozioni positive, buone reti sociali e sostegno affettivo possano favorire alcuni meccanismi immunitari. L’amore non immunizza dalle malattie, come sostengono i poeti, non è un vaccino, ma relazioni positive sembrano aiutare l’organismo a gestire meglio lo stress cronico, e l’infiammazione cronica che ne consegue, nemica della salute.

Il bacio più famoso di sempre, quello dipinto da Hayez (Accademia di Brera Wikimedia commons)
Definire l’innamoramento un farmaco è, naturalmente, una metafora. Nessun medico prescriverà una relazione di coppia come cura e nessuna emozione può sostituire prevenzione e terapia medico-chirurgica. Però la scienza ci ricorda qualcosa di affascinante: che il nostro organismo possiede la capacità di produrre sostanze che incidono sul benessere fisico e mentale. Forse è anche per questo che, quando ci innamoriamo, contraccambiati, ci sentiamo diversi, in genere migliori. La biologia, pur somigliando, a volte, alla magia, non vuole usurpare ai poeti e agli artisti la descrizione della magia dell’amore.
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