L'antica Roma, una questione di immigrati
Colosseo, Roma. Foto di Dietmar Rabich / Wikimedia Commons / CC BY-SA 4.0
Studio genetico di “Science” rivela le provenienze più diverse
L’8 dicembre 2019 Science, la più autorevole rivista scientifica al mondo, pubblicava (Vol. 366, N.6466, p.673) l’esito di uno studio di genetica delle popolazioni, cioè di una analisi del DNA antico condotta su resti umani, scheletrici o mummificati, provenienti da 29 siti archeologici nei pressi di Roma e in Italia Centrale, che ha coperto un arco temporale di circa 12.000 anni. Lo studio era stato coordinato dalle Università La Sapienza di Roma, di Stanford e di Vienna, e corredato da un articolo divulgativo della rivista dal titolo (tradotto): “Gli immigrati provenienti dal Medio Oriente hanno plasmato Roma.”
Sempre più spesso, e da più parti, si invocano misure securitarie contro le migrazioni di massa, sottacendo il fatto che non rappresentano un fenomeno strettamente moderno, ma che le popolazioni umane si sono mescolate ad altissimo ritmo per molti millenni. Lo studio citato ha evidenziato la presenza di pochissimo DNA europeo nell’Italia Centrale, nel periodo in cui Roma era il centro dell’Impero.
Nel dettaglio
Tra il 10.000 e l’800 a.C., gli abitanti dell’area romana e dell’Italia centrale, cacciatori-raccoglitori e i primi agricoltori, hanno una composizione genetica simile a quella del resto dell’Europa meridionale. Dalla nascita di Roma e per tutta l’Età Repubblicana, (800 – 27 a.C.), si osserva una iniziale diversificazione genetica con l’arrivo dei primi agricoltori dall’Anatolia e dall’Europa orientale (Ucraina, Russia meridionale, sponde del Mar Caspio).

Ma è durante l’Apogeo dell’Età Imperiale (27 a.C. – 476 d.C.), all’apice della potenza di Roma, che avviene uno spostamento radicale dell’asse genetico: la grande maggioranza degli scheletri analizzati mostra un’ascendenza quasi del tutto riconducibile alla Grecia, al Mediterraneo Orientale, al Vicino Oriente (Anatolia, Siria, Libano, Israele, Giordania, Palestina) e anche all’area Balcanica e del Mar Nero. L’apporto dall’Europa centro-settentrionale rimane ancora trascurabile.
Dal 476 d.C. in poi (Tarda Antichità e Medioevo), con la disgregazione dell’Impero, lo spostamento della capitale a Costantinopoli e le migrazioni dal centro-nord Europa (i barbari e i germanici), il profilo genetico di Roma si riallinea gradualmente a quello delle popolazioni europee moderne.
Da dove
La stragrande maggioranza dei migranti proveniva dal Medio Oriente, che faceva parte dell’Impero, ad eccezione della Persia/Iran e della penisola arabica centro-meridionale. Il Mediterraneo Orientale era la zona più popolosa, urbanizzata e ricca dell’Impero, fuori da Roma. Muoversi per mare da est a ovest, da Alessandria, Antiochia, Efeso verso Roma, era molto più rapido ed efficiente che attraversare a piedi le foreste e le montagne, che avevano ostacolato le migrazioni verso sud da parte delle popolazioni dell’Europa settentrionale (dove l’agricoltura si diffuse 4-5 mila anni dopo rispetto al Medio Oriente e all’Anatolia).
Roma attrasse commercianti, artigiani, intellettuali dall’Oriente grecofono, (il greco era la lingua “alta” della cultura, della burocrazia e del commercio) e deportò da quelle province un’imponente quantità di schiavi e servitori, che parlavano ovviamente le loro lingue native. Tutte si mescolarono al latino, soprattutto a quello volgare o popolare. Roma diventò un crocevia cosmopolita, una metropoli globale come la New York o la Londra odierne.

Decimo Giunio Giovenale. Incisione di S. H. Gimber (1837). Fonte: Wikimedia Commons / Pubblico Dominio
Lo studio scientifico ha confermato ciò che le fonti antiche avevano già evidenziato anche con toni di disappunto. Giovenale si lamentava scrivendo: “l’Oronte è sfociato nel Tevere”, in riferimento al grande afflusso di usi, lingue e persone dall’Oriente. (L’Oronte è un fiume che nasce in Libano, attraversa la Siria e sfocia in Turchia).
Gli storici affermano che a Roma l’identità non si basava sull’etnia o sul “sangue”, ma sul diritto e sulla cultura. Essere “romano” non significava avere antenati italici, ma condividere la cittadinanza (civitas), la lingua pubblica, il diritto e lo stile di vita romano.
Gli immigrati di prima o seconda generazione, provenienti dal Vicino Oriente, potevano accedere alle istituzioni, fare carriera nell’amministrazione e persino salire sul trono imperiale, come dimostrano Caracalla, Lucio Settimio Severo e altri, che avevano origini nordafricane e siriane.
Contrariamente a quanto propagandato dal regime fascista in Italia, o nazista in Germania, i nostri progenitori non hanno rappresentato blocchi etnici omogenei e statici. Roma non è mai stata una “popolazione pura”, mescolatasi successivamente con altre, ma è stata fin dalla fondazione, e specialmente al massimo della sua potenza imperiale, una metropoli plasmata senza interruzioni dai flussi migratori.
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