Nuova estinzione, l'allarme della Terra

 Nuova estinzione, l'allarme della Terra

Veduta aerea obliqua del Barringer Crater (Meteor Crater), un cratere da impatto da meteorite nel deserto dell'Arizona, Stati Uniti. / Crediti: USGS (United States Geological Survey) / D. Roddy Barringer Crater aerial photo by USGS Pubblico dominio

I tre segnali di pericolo inviati dalla natura 

Dalla lectio magistralis del professor Telmo Pievani tenuta a Sassuolo nel corso del Festival della Filosofia

Pievani ha sintetizzato la storia evolutiva della Terra, sottolineando l’importanza delle estinzioni di massa, cinque eventi catastrofici che, nel corso di una evoluzione proceduta prevalentemente in modo lento e graduale, hanno favorito il ciclico emergere di nuove forme di vita sulla Terra, arrivando fino all’Homo Sapiens.


Telmo Pievani. Foto di Cirone-Musi / Festival della letteratura di Mantova, licenza CC BY-SA 2.0.


Si è soffermato sull’ultimo evento catastrofico, la quinta estinzione, avvenuto circa 66 milioni di anni fa, a causa dell’impatto contro la Terra di un asteroide di “solamente” dieci chilometri di diametro. I due terzi delle forme di vita scomparvero in modo “democratico”, coinvolgendo soprattutto quelle dominanti, in particolare quasi tutti i dinosauri. (I pochi rimasti evolsero, nei milioni di anni successivi, verso forme animali più piccole e volanti, fino agli uccelli che vediamo oggi).

Montaggio fotografico di sei scheletri fossili di dinosauro. Opera derivata realizzata dall'utente DrKay, su fotografie originali rilasciate con licenza libera o nel pubblico dominio da diversi autori. Fonte: Wikimedia Commons / Licenza CC BY-SA 3.0.

L’asteroide produsse un terremoto globale d’intensità molto elevata, che fece il giro del mondo trenta volte, sollevando tsunami colossali, provocando incendi estesi in molte aree del pianeta a causa della ricaduta di rocce incandescenti, oscurando l’atmosfera per decenni, mentre diversi vulcani si riattivavano. Come nel film visionario di Roland Emmerich: The Day After Tomorrow (L’Alba del Giorno Dopo). Se l’asteroide avesse solo sfiorato la Terra, la storia naturale sarebbe stata diversa.

Non solo noi 

Il fatto che il nostro pianeta possa essere violento e imprevedibile, smentisce la visione antropocentrica delle religioni monoteistiche, e di varie correnti filosofiche antiche (Aristotele) e moderne (Cartesio, Bacone), cioè che la natura sia fatta “su misura per l’uomo”. Il destino della Terra è indissolubilmente legato a quello del cosmo.

I mammiferi del mesozoico – l’era che si estende da 252 a 66 milioni di anni fa – erano in prevalenza piccoli animali tipo toporagni, affini a ricci e talpe, chiamati dagli scienziati i “ratti del Mesozoico”. Per le loro caratteristiche sono sopravvissuti alla quinta estinzione, hanno ereditato nicchie ecologiche lasciate libere dalla estinzione degli altri mammiferi e dato vita a una straordinaria diversificazione – denominata radiazione evolutiva – che è giunta ai Primati e all’Homo Sapiens.

Noi siamo i figli della fine del mondo degli altri.

Veduta della Rift Valley in Etiopia – Foto di Cooperazione, viaWikimedia commons / CC BY-SA 4.0

Nel frattempo si è formata una gigantesca cicatrice tettonica, la Rift Valley, che va dal Sudafrica fino all’Etiopia: una barriera insormontabile per molte specie. Comparvero catene montuose e altopiani altissimi, furiose attività vulcaniche, deserti di lava e laghi profondissimi, a causa dei cambiamenti radicali delle piogge e della circolazione dei venti. Il continente si divise in due mondi diversi: a ovest, la foresta pluviale, a est una savana aperta e arida. I primati intrappolati qui dovettero adattarsi al terreno e percorrere lunghe distanze in cerca di cibo, sviluppando il bipedismo e la stazione eretta, e dando origine alla linea evolutiva degli ominidi. Poi le ampie oscillazioni climatiche del pleistocene (che va da 2,5 milioni di anni fa e arriva all’olocene, l’epoca attuale) hanno spinto le specie umane (Homo Habilis, Homo Erectus, poi Neanderthal) a migrare ancora, evolvendo fino all’ultima, e unica rimasta, specie umana: Homo Sapiens, comparsa circa 300.000 anni fa.

E ora?

Infine Pievani si pone una domanda: è iniziata la sesta estinzione? Sottolinea che sono in atto le tre condizioni fondamentali presenti nelle precedenti estinzioni:

  1. un cambiamento climatico rapido
  2. una modifica della composizione dell’atmosfera
  3. uno stress ecologico improvviso che, oggi, origina dall’azione diretta dell’uomo: riscaldamento del clima e degli oceani; perdita accelerata della biodiversità (la scomparsa delle specie sta avvenendo a un ritmo cento volte superiore al tasso medio naturale degli ultimi sessanta milioni di anni); modifica rapida degli habitat, per cui la maggior parte delle specie animali e vegetali non ha il tempo biologico necessario per adattarsi.

Forse non arriveremo alla estinzione totale dell’umanità, sostiene Pievani, ma si verificherà una complessa fase di adattamento che ricadrà in primis sulle persone fragili, sui più poveri e, soprattutto, sulle generazioni future.


Ritratto di Mark Twain (Samuel L. Clemens), 1907. Foto di A.F. Bradley, New York. Collezione della Library of Congress, Washington D.C. (Pubblico Dominio)


E invoca la prevenzione, ancora in buona parte possibile, come un investimento che farà risparmiare nei prossimi dieci anni sei o sette euro per ogni euro speso oggi. Conclude la sua lectio magistralis citando Mark Twain, che paragonava la storia umana alla Tour Eiffel: l’umanità rappresenta l’ultimo e sottile strato di vernice in cima al pinnacolo della torre, ma si illude che tutta la torre sia stata costruita per reggere quell’umile strato di vernice.

Riproduzione riservata