Nuove strade nella cura dei tumori
Una ricercatrice in campo oncologico (cr. ValerieDesign Wikimedia commons)
Ricerca sulla immortalità biologica delle cellule malate
Come è noto, la lotta contro il cancro si avvale di tecniche diagnostiche e di terapie, tradizionali e innovative, volte a distruggere le cellule neoplastiche cercando di danneggiare il meno possibile le cellule sane. Contemporaneamente la ricerca scientifica prosegue seguendo alcune direttive principali, una delle quali consiste nello studio dei meccanismi attraverso cui le cellule neoplastiche sono in grado di suddividersi apparentemente senza limiti. In effetti, è come se le cellule di un tumore maligno esprimessero una sorta di immortalità biologica o di sopravvivenza a tempo indeterminato, fino alla morte, o alla guarigione, del malato stesso. Qualcuno la definisce longevità estrema, fenomeno che in molti augurerebbero a sé stessi e ai familiari.
Ricostruzione grafica di cellule tumorali (cr. Jlabanimation Wikimedia commons)
Premesso che l’immortalità umana, ad oggi, resta un’utopia, e lo resterà molto a lungo, la ricerca si sta concentrando sullo studio dei meccanismi di sopravvivenza a tempo indeterminato delle singole cellule, in particolare di quelle tumorali. Sono in gioco gli stessi meccanismi embrionali, tipici delle cellule staminali, alla base della nascita e dell’accrescimento dell’organismo vivente. L’utilizzo di queste cellule può curare certe malattie e contrastare l’invecchiamento.
Attività di laboratorio in campo oncologico (cr. A. Bruzos Wikimedia commons)
Le cellule umane normali vivono duplicando sé stesse (2-4-8-16-32) per sostituire le cellule senescenti, quelle che invecchiano e perdono le loro funzioni. Ci sono delle strutture simili a cappucci, poste a protezione delle estremità dei cromosomi (le strutture che contengono i nostri geni all’interno delle cellule), dette telomeri, che si accorciano progressivamente ad ogni divisione delle cellule, favorendo così i processi d’invecchiamento. Queste cellule cessano di suddividersi definitivamente, una quota muore mentre un’altra si accumula nei tessuti circostanti. Questo fenomeno riduce le funzioni dell’organismo, logora i tessuti, che invecchiano, e attiva le cellule del sistema immunitario in modo più scoordinato, meno efficace.

Cellule tumorali cresciute in vitro (cr. N. Morel Wikimedia commons)
Si forma il processo di infiammazione cronica che è alla base di possibili trasformazioni neoplastiche dei tessuti circostanti (divisioni cellulari senza interruzione). Accade perché queste cellule riattivano l’enzima (telomerasi) che consente ai cromosomi di duplicarsi in modo continuativo. La ricerca si muove proprio lungo questa direzione: tentare di acquisire l’immortalità replicativa (la capacità di suddividersi all’infinito) delle cellule sane, senza trasformarle in cellule neoplastiche. Dunque, mentre si studiano metodiche diagnostiche e nuove terapie, si cerca anche di imparare qualcosa dal cancro.
Meningioma emerso da un esame radiografico (cr. Raspberry vibe Wikimedia commons)
Qui si inserisce un altro complesso filone della ricerca, quello della riprogrammazione cellulare che mira a ringiovanire le cellule senescenti, a rieducare i tumori a comportarsi come tessuti normali, correggendo alcuni meccanismi dell’invecchiamento, oppure riportandole allo stato embrionale, staminale, per riparare i tessuti danneggiati dall’età.
Attività di laboratorio (cr. O. Kudrya Wikimedia commons)
Si sta percorrendo anche la via della ricerca epigenetica che studia i meccanismi che regolano quali geni far funzionare o bloccare, e l’ambiente in cui vivono le cellule, fondamentale nel dare origine a comportamenti diversi dei nostri geni in base alle istruzioni che ricevono. È possibile, ad oggi solo in laboratorio, combattere il cancro inducendo le cellule maligne a maturare senza tentare di distruggerle.

Ricostruzione al computer di molecole di farmaci oncologici del futuro (Wikimedia commons)
L’immortalità dell’uomo o longevità estrema è ancora lontana, probabilmente è solo un’utopia, ma stiamo imparando in che modo alcune cellule sfuggono all’invecchiamento. Siamo sulla buona strada per favorire la rigenerazione di tessuti sani. Si aprono dunque nuove prospettive contro il cancro, ma anche contro le malattie degenerative, cardiovascolari e neurologiche. È possibile riaprire temporaneamente i programmi della vita senza liberare quelli dei tumori e allungare così la longevità in condizioni di salute accettabili. Occorrono tempo, denaro e risorse umane. E un minimo di visione del futuro. Speriamo che la politica non ci deluda.
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