Adelina, da Milano ai boschi
Cartolina colorata di corso Buenos Aires a Milano nel 1935 (Wikimedia commons)
Storia di una donna forte che sapeva fare affari
Lo scorso gennaio iosonospartaco.it ha presentato il libro "La casa dalle persiane azzurre", saga familiare scritta dalla pedagogista Pina Tromellini. Il libro si è rivelato un grande successo e oggi ne riproponiamo in forma di racconto un breve passo, la vicenda di una donna di Appennino che dopo un'esperienza di lavoro a Milano torna a casa e diventa imprenditrice.
Le donne dell’Appennino sono montanare forti come le rocce e le querce del territorio che abitano. Adelinda è una di queste che nel periodo buio del dopoguerra, dopo avere fatto la serva a Milano, rientra tra i suoi monti e si trasforma in una donna imprenditrice straordinaria per l’epoca.
I colori dell'autunno riflessi su un lago dell'Appennino toscoemiliano (cr. C.A. Conti Wikimedia commons)
Fin da ragazza ad Adelinda non è mai piaciuto il suo nome, duro da pronunciare, insolito. Decide di farsi chiamare Adelina. La sua è una famiglia di braccianti. L’unico problema è il capofamiglia, un padre che quando beve diventa violento soprattutto con Adelina, la figlia più grande. I motivi sono banali a volte. Adelina sta crescendo, ha diciassette anni e pensa a un’altra vita. Ne parla con una amica con la quale si confida. L’amica ha un cugino che lavora a Milano. Ha quasi diciannove anni quando va a Milano a servizio da una famiglia presso la quale rimarrà per parecchi anni.
Spunta il sole sui monti circondati dalle nuvole (cr. Cavaz89 Wikimedia commons)
La grande città inizialmente la stordisce e la impaurisce. La casa in cui lavora è diversa dalla sua, è luminosa, piena di mobili, con tante stanze. Le persone in famiglia si parlano con gentilezza e il padre abbraccia le figlie e ride con loro. Per Adelina è una sorpresa ogni giorno. In quella famiglia impara a diventare una donna responsabile. A scuola è andata fino alla terza elementare e in seguito il padre l’ha costretta al lavoro per contribuire all’economia familiare.

Libri scolastici in una biblioteca finlandese (cr. Arkke Wikimedia commons)
La padrona di casa, insegnante, dedica a lei una mezz’ora al giorno per insegnarle a leggere e a scrivere. Il lavoro a Milano si trasforma in una scuola di vita. Apprende l’ordine, la cura degli oggetti, impara a cucinare cibi che non conosce. Dopo qualche tempo, la signora la manda a fare la spesa in alcuni negozi vicino a casa. Così Adelina scopre la città con strade, palazzi e soprattutto con le persone che girano sicure e disinvolte.
Veduta dell'Appennino dal Sasso del morto, sul Monte Cusna (cr. G. Galeotti Wikimedia commons)
Nelle prime lettere che scrive a sua madre racconta com’è la vita in città, un teatro in continuo movimento. Le manca il silenzio dei prati e dei boschi del paese.
Non è un periodo tranquillo quello in cui Adelina lavora a Milano. Il biennio rosso è iniziato da poco e a sostegno dei lavoratori che sono costretti a turni massacranti e a stipendi da fame si contrappongono diverse forze politiche, i socialisti e gli anarchici da una parte e le forze di governo dall’altra. Agli operai si uniscono anche i contadini. Succedono scioperi e tafferugli con alcuni morti in diverse città. Milano è una città in subbuglio in questo momento storico. Avvengono attentati nei luoghi frequentati dalla borghesia.
Un banco di frutta e verdura (cr. P. Grabowski Wikimedia commons)
La famiglia in cui lavora Adelina fa parte della borghesia. In famiglia si parla.
- Cosa pretendono gli operai, in un momento come questo è già una ricchezza avere un lavoro.
- Dobbiamo fare attenzione, ce l’hanno con chi possiede proprietà.
Un giorno la signora entra in cucina e dice ad Adelina
- Oggi devi cucinare senza patate e pomodori. Lo sciopero dei contadini ha svuotato i negozi. Non si può più vivere in questo modo.
Adelina in cuor suo sente dolore e rabbia. Lo sa che vuol dire essere un bracciante che aspetta di lavorare qualche ora per mantenere la famiglia.

Ruderi a Milano dopo i bombardamenti (cr. A. Albertini Wikimedia commons)
Quando esce, lungo la strada vede cantieri per ricostruire la città che con la guerra ha subìto diverse ferite. E in piazza donne con capelli tagliati alla maschietta e con gonne corte sopra il ginocchio, camminano in fretta.
I mutamenti arrivano dagli Stati Uniti e si diffondono in Europa, Cambiano la moda, i rapporti umani sul lavoro e nella vita sociale. Nuove idee iniziano nelle fabbriche e si diffondono fuori. Grazie al lavoro in fabbrica che produce a pieno regime, l’operaio può soddisfare i suoi bisogni. Lo chiamano il Socialismo bianco. Le differenze però continuano tra gli impiegati, i colletti bianchi e gli operai, tra il lavoro manuale e quello intellettuale. Nelle famiglie borghesi si diffondono le automobili, la radio. Nello stesso tempo aumentano la paura dei rossi, gli arresti dei socialisti, dei comunisti e dei sindacalisti. Nascono movimenti razzisti e filofascisti.
Quando rientra al paese in Appennino Adelina ha trentacinque anni. Negli anni milanesi ha messo da parte un tesoretto di lire, pur mandandone a casa una parte. Ha appreso che occorre darsi da fare per aumentare le proprie possibilità e lei è una donna decisa. I tempi però sono complessi.
La dichiarazione di guerra pronunciata da Mussolini (Wikimedia commons)
Il 10 giugno 1940 l’Italia entra in guerra, attaccando sul fronte occidentale la Francia. Si prevede una guerra lampo che si rivela a breve una strategia fallimentare.
La famiglia d’origine le ha inculcato che la terra è una proprietà preziosa. Non perde tempo, percepisce che la guerra non guarderà in faccia nessuno e si butta in un’impresa che per una donna del tempo è unica. Acquista tre boschi nei pressi di un torrente e li battezza, perché la terra ha una identità da tramandare. Li ha osservati bene e capisce che per la posizione saranno un’ottima eredità. E’ una donna, ma con caparbietà contratta e li ottiene. Per lei inizia una nuova storia. Le donne forti non hanno bisogno di cercare l’approvazione degli altri.
Tratto dal libro ”La casa dalle persiane azzurre”
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