Femminicidio e suicidio, l'amore non c'entra
Federico Vella e Lorena Isceri, lui ha ucciso lei gettandola da un cavalcavia dell'autostrada (da Facebook Atlanta black star)
Reazioni simili alla crisi d’astinenza da droghe
La lunga e bollente estate del 2026 ci vuole abituare, tra le altre cose, ad atti di violenza distruttiva come l’omicidio-suicidio, in cui possono non essere presenti tratti di narcisismo quali il delirio di grandiosità o l’egocentrismo. Il narcisista maligno ci ha abituati ad una lunga serie di femminicidi, ma lui difficilmente si suicida dopo. Tutt’al più, per alleggerire la propria posizione giudiziaria, racconta di averci pensato, o provato. In entrambi i casi il risultato è il medesimo: la soppressione della vita di una donna che non voleva morire.

Manifestazione in India contro la violenza sulle donne (Wikimedia commons)
A proposito di un recente caso di femminicidio seguito da suicidio, mediante precipitazione da un cavalcavia dell’autostrada, sul web sono apparse foto dei due come una coppia ancora unita. Ma Loredana, se fosse ancora viva, non vorrebbe vedere pubblicate foto di vacanze estive fatte insieme al suo carnefice.
Dispiace constatare quanta empatia susciti il femminicida: molti che si sono detti dispiaciuti per l’accaduto e per il fatto che sia morto anche lui, perché ha scritto la parola amore su un biglietto. Non era, in realtà, amore sconfinato ma incapacità di tollerare la perdita di controllo su di lei fino al punto di toglierle tutto togliendole la vita. Accettare espressioni come “non poteva vivere senza di lei” significa romanticizzare il femminicidio, scambiando possesso, controllo e violenza per amore. Chi penserebbe, le rarissime volte in cui è l’uomo ad essere ucciso, che è stato ucciso per amore? Retaggio culturale patriarcale?
Foto prodotta dal Senato del Brasile contro la violenza sulle donne (cr. Senato del Brasile Wikimedia commons)
Per certi uomini, la compagna non è un individuo separato, ma la fonte principale di significato della propria esistenza. Quando la donna interrompe la relazione, l’uomo sperimenta una sorta di annichilimento dell’io, come se sentisse di non esistere più. La fine della relazione scatena un dolore che la mente non riesce a tollerare, simile alla crisi d’astinenza da sostanze.
Valencia, murale contro la violenza sulle donne (cr. Josep Lluis Wikimedia commons)
L’uomo con queste caratteristiche può reagire a una rottura esistenziale con una disperazione psicotica dovuta alla perdita dell’oggetto, a differenza del narcisista maligno che reagisce soprattutto per difendere il proprio orgoglio ferito. Nella mente distorta del partner, l’omicidio della ex viene vissuto come un modo per “portarla con sé” e punirla per avergli causato un dolore insopportabile.
Immagine ripresa di nascosto, un talebano percuote donne che hanno mostrato il viso (cr. Rawa Wikimedia commons)
Secondo la psico-neurologia quel dolore devastante è paragonabile a una crisi d’astinenza da sostanze, frutto di un’altalena emotiva caratterizzata da momenti di estremo affetto alternati ad atti di violenza psicologica e abbandoni. Questa forma di dipendenza biochimica, però, non oscura la capacità di intendere e di volere, lasciando intatta la punibilità.

Rio de Janeiro, vagone della metro riservato alle donne per prevenire violenze (cr. Rochakesia Wikimedia commons)
Nelle relazioni tossiche si verifica un’alternanza imprevedibile tra momenti di paradiso (passionalità estrema, tenerezza) e momenti di inferno (silenzi punitivi, svalutazione, minacce di abbandono, atti di violenza verbale e fisica). Questa imprevedibilità fa impennare i livelli di dopamina in modo intermittente per cui il cervello è stimolato a desiderare fortemente la dose successiva di riconciliazione e “amore”. Quando la relazione s’interrompe, il crollo della dopamina è verticale, generando una ricerca ossessiva dell’oggetto mancante, dettata da un impulso che non si riesce a controllare, come accade nel tossicodipendente.
San Quirico d'Orcia, panchina rossa contro la violenza alle donne (cr. Anna Massini Wikimedia commons)
Durante le fasi di pace e intimità il corpo produce ossitocina (il neurormone dell’attaccamento) ed endorfine, come nelle relazioni durature e soddisfacenti; quando la relazione si interrompe, cessa la produzione di questi ormoni e prevale quella di cortisolo (l’ormone dello stress) e di adrenalina, fino a sperimentare sintomi fisici (tachicardia, insonnia, spossatezza) d’accompagnamento allo stato psicologico alterato.
Milano via De Amicis, The wall of dolls contro la violenza (cr. F. Romero Wikimedia commons)
Spesso, nonostante vi siano contesti di abuso o manipolazione, si sviluppa un forte legame emotivo in cui la vittima identifica il manipolatore come fonte sia di minaccia sia di conforto e salvezza. Questo spiega il ritardo nel denunciare le violenze, le reiterate giustificazioni nei confronti del partner.
Foto prodotta dal Senato brasiliano contro la violenza sulle donne (cr. Senato del Brasile Wikimedia commons)
Come per una dipendenza, il recupero richiede l’allontanamento totale tra i due, compresi social, profili, chiamate, mail, per permettere al cervello di disintossicarsi, oltre che per salvaguardare il partner più fragile, perché ogni minima interazione o informazione riattiva il circuito della dipendenza e azzera i tentativi fatti, solitamente da lei, per liberarsi della relazione tossica.
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