Oggetti comuni che non ci sono più

Oggetti comuni che non ci sono più

Alcuni oggetti un tempo comuni nelle case e oggi scomparsi (cr. Hammond historical society)

Si conclude il viaggio fra le vittime del progresso

Si chiude oggi il viaggio iniziato il 27 luglio fra gli oggetti un tempo di uso comune spazzati via dal progredire della tecnologia.

L’apriscatole



Un modello classico di apriscatole (cr. Andrey Butko Wikimedia commons)

Una volta tutti i barattoli e le scatolette erano prodotti con un metallo spesso e resistente, quindi, per aprirli senza farsi male, era indispensabile un attrezzo onnipresente nelle nostre case e cioè l’apriscatole, di cui erano in commercio moltissimi modelli: da quelli più piccoli con una lama triangolare piegata a quelli a tenaglia con due ruote dentate fino ai più moderni elettrici. Facevano eccezione solo le scatole di sardine e di alcuni tipi di similpatè, che si aprivano avvolgendo il coperchio di latta con un’apposita chiavetta allegata alla confezione. Ora l’utilizzo di una latta più sottile ha permesso di risolvere molti problemi tramite linguette e anelli di apertura. Decisamente meglio così.

Le armi giocattolo


Una bambina con un fucile giocattolo (cr. Miki Yoshihito Wikimedia commons)

Quando ero bambino i giochi da tavolo (tipo Monopoli) o quelli di abilità manuale (tipo L’allegro chirurgo) erano per tutti, ma i giocattoli erano rigidamente diversi tra maschi e femmine. Alle bambine si regalavano bambole o qualcosa che già prefigurava l’attività domestica (Dolce Forno) ai bambini invece macchinine, soldatini e armi giocattolo. Tutti i maschietti avevano pistole da cowboy o da James Bond, qualcuno addirittura fucili Winchester. Esisteva una quantità infinita di modelli prodotti da varie aziende italiane, in plastica o metalli molto leggeri, che riproducevano le armi dei film. Non sparavano nulla e quindi servivano solo per la coreografia delle nostre battaglie. Però avevano le proprie munizioni, le mitiche Super Bum, piccole capsule di plastica contenenti un’esigua quantità di polvere da sparo, che si infilavano nel caricatore e producevano un piccolo botto e un vago odore di zolfo, e questo era tutto. I nonni e i genitori che ce le regalavano avevano visto la guerra e negli stessi anni la televisione nazionale (che poi era solo la Rai) svolgeva contemporaneamente una fortissima funzione morale e pedagogica, perfino bigotta, eppure non c’era nessuna riprovazione sociale per questo tipo di giocattoli. Questo avvenne più tardi tant’è che ormai da molti anni le armi giocattolo sono diventate un passatempo per adulti (softair) o per i collezionisti. In compenso spopolano i videogiochi di guerre e combattimento

I fiammiferi


Fiammiferi dalla capocchia multicolore (cr. Mallegba Wikimedia commons)

Se escludiamo il caso di bivacchi, falò o caminetti, dove si usano ancora i fiammiferi? Erano un oggetto quotidiano assolutamente indispensabile per ogni cucina e per ogni fumatore (e allora fumavano quasi tutti). C’erano i fiammiferi di legno (i cosiddetti svedesi), i cerini (più piccoli e ovviamente di cera) e i Minerva (di legno sottile, incollati a un foglio di cartone ripiegato a busta, i favoriti dei fumatori, nonché diffusissimo gadget pubblicitario). La più grande azienda italiana del settore arrivò a produrne 40 miliardi nel 1970, tanto per dire. Poi la progressiva diffusione degli accendini usa e getta tra i tabagisti e quella degli accendigas (prima manuali, poi elettrici) nelle cucine ne ha drasticamente rarefatto l’utilizzo. Bene averne a disposizione anche se non si usano più, non si sa mai. Per gli amanti del prodotto però esistono ancora i mitici fiammiferi “controvento”, quelli che si accendono e mantengono la fiamma anche nelle condizioni meteo peggiori.

La borsa dell'acqua calda


Borsa in plastica per l'acqua calda (cr. BarbariSka88 Wikimedia commons)

Nel 1903 fu brevettata dall’inventore croato Slavoljub Penkala la prima in gomma che, con poche variazioni nella forma, è più o meno quella che conosciamo ancora oggi (anche se il riscaldamento ora avviene elettricamente). Ma se una volta era un accessorio usato di frequente, soprattutto in caso di malesseri dell’apparato digerente, adesso non è più una cura, ma semplicemente solo uno scaldino per stare un po’ meglio quando si patisce il freddo.

Il telegramma


Telegramma inviato negli Stati Uniti negli anni 50 (cr. RedKnight7 Wikimedia commons)

Per più di un secolo il mondo è stato letteralmente unito da questo sistema di comunicazione, e cioè impulsi elettrici che viaggiavano su cavi e poi onde radio, e che, con un proprio alfabeto, trasmettevano messaggi. La prima vera globalizzazione di dati e informazioni con una velocità fino ad allora inimmaginabile. Il telegramma era il pane quotidiano di governi, aziende e giornali, ma l'uso privato fu sempre estremamente limitato e legato solo a vicende familiari di grande importanza, sostanzialmente matrimoni, nascite e morti (e la vittoria in un concorso pubblico); quindi quasi solo felicitazioni e condoglianze. L’arrivo improvviso di un telegramma inaspettato era perlopiù accolto, prima della lettura, come una disgrazia. Tecnicamente esiste ancora, ma non ha più alcuna funzione distintiva e presto sparirà del tutto. Dato che il costo era basato sul numero di parole si sviluppò il cosiddetto stile telegrafico: concisione totale, eliminazione degli articoli, dei verbi ausiliari e di molte preposizioni. Detto tutto stop.

2- Fine
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