Il vento nelle mani - La battaglia

Il vento nelle mani - La battaglia

Le acqua del Garda popolate dai windsurf (cr. Tony Hisgett Wikimedia commons)

Sulla cresta delle onde

Quando si arriva sul lago da nord, dopo essere usciti al casello di Rovereto sud, la statale subito dopo il paesino di Nago fa un tornante improvviso che regala una vista sul lago 200 metri più in basso. Il paesaggio ti avvolge, come al cinema quando il buio della sala viene illuminato dalle immagini dell’enorme schermo.

I surf si muovono avanti e indietro e non riesci a contarli da quanti sono, se poi dietro di loro vedi una scia bianca allora vuol dire che oggi il vento picchia forte e sai che sarà una battaglia.

Come se non bastasse il tratto di lago tra Torbole e Riva del Garda pullula di surfisti ma è in coabitazione con il traghetto di linea che collega le principali località lacustri, la situazione può essere paragonata a un Tir che attraversi il cortile di un asilo durante la ricreazione, il movimento del traghetto è enormemente più lento dei surf, ma il comandante non ha nessuna possibilità di tenere sotto controllo tutti i bambini che gli sfrecciano intorno. Sono momenti che mi creano sempre molta apprensione, bisogna stare alla larga, trovare traiettorie divergenti e evitare assolutamente di cadere perchè le fasi di ripartenza richiederebbero troppo tempo, senza contare il moto ondoso aggiuntivo creato dal traghetto.

Uno dei traghetti in servizio sul Garda (cr. Angel de los Rios Wikimedia commons)

Per avventurarsi sul lago con l’Ora o con il Peler è bene padroneggiare due tecniche. La prima è saper usare il trapezio che può essere a fascia, a giubbotto o a braghetta, ma che in ogni caso ha un uncino in corrispondenza dell’ombelico con cui bisogna agganciarsi a delle scotte collegate al boma e quindi alla vela. Serve per usare il peso del proprio corpo per contrastare la spinta del vento sulla vela e scaricare la pressione sulla tavola trasformando l’energia in movimento di scivolamento. Nessun surfista, neanche il più bravo può pensare di contenere la forza prorompente del vento con la sola forza delle braccia, non resisterebbe allo sforzo più di una manciata di minuti.

Le tecniche

La seconda tecnica è la partenza dall’acqua che consiste nello stare sdraiati in acqua a fianco della tavola tenendo in mano la vela e un piede sulla tavola aspettando la raffica giusta che d’incanto solleverà tutto il tuo peso tirandoti fuori dall’acqua e appoggiandoti delicatamente sulla tavola in posizione di partenza.

E’ molto utile perché, chi non l’ha mai imparata (come me), quando cade deve risalire sulla tavola e recuperare la vela con l’apposita corda usando gambe e braccia, ma la vela si riempie d’acqua ed è pesantissima, deve essere svuotata lentamente e in questa fase si è in balia del vento e delle onde che fanno di tutto per farti cadere di nuovo in acqua. Una manciata di cadute ravvicinate è in grado di calmare gli ardori più volenterosi meglio di un sedativo per cavalli.

Le condizioni della superficie del lago sono profondamente diverse tra il Peler della mattina e l’Ora del pomeriggio,

Qualsiasi vento crea onda, ma nel caso del Peler che soffia da nord le onde svaniscono verso il basso lago nel caso dell’Ora, che soffia da sud, vanno ad infrangersi sulle spiagge di Torbole creando una risacca che si scontra con quelle che arrivano, il risultato è che la superficie del lago sembra una pentola che bolle o una vasca da bagno in cui un bimbo prende a manate la superficie.

Per evitare di essere in balìa delle onde bisogna rimanere agganciati alle raffiche di vento in modo che lo scafo rimbalzi sulle creste. Una volta che hai “imbrigliato” la raffica cazzando (tirando verso di te) la vela e spostando leggermente il peso indietro avviene la magia: la tavola inizia a planare.

Far planare la tavola è l’obiettivo ultimo del windsurf.

In planata si crea un cuscino d’aria sotto la tavola, che quindi risente meno dell’attrito con l’acqua, la velocità aumenta di botto come se si fossero accesi dei razzi o come quando in Guerre Stellari si preme il tasto dell’iperspazio, per contro la tecnica di controllo della tavola cambia completamente e richiede una maggior sensibilità principalmente di piedi e gambe per mantenere “piatta” la tavola.

Nel frullatore

Mi bastano un paio d’ore di questa battaglia e riguadagno la riva frullato al punto giusto. E’ il momento dei bilanci, a volte senti di aver dominato gli elementi della natura e di essere il padrone del lago altre volte sei consapevole di averle prese di santa ragione e ti consoli per essere stato, comunque, tra quelli che ci hanno provato.

L'approdo a Riva del Garda (cr. Wladislaw Golinski Wikimedia commons)

Dopo le fiammate del pomeriggio l’Ora piano piano si attenua, verso le 18 è tutto finito. Il lago si quieta sornione e si prepara per fare da sfondo alle passeggiate del dopo cena, niente vento niente onde qualche gruppo di ragazzi in spiaggia a fare musica, qualche tedesco per il bagno di mezzanotte e domani, prima dell’alba, tutto ricomincerà.

(3 - fine)

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