Angelo Cenni, inventore dell'enigmistica   

Angelo Cenni, inventore dell'enigmistica   

La sfinge in marmo, si poteva entrare a Tebe solo rispondendo ai suoi quesiti (cr. Simon music Wikimedia commons)

Nel 1538 la prima raccolta pubblicata di indovinelli

Il maniscalco Angelo di Giovanni Cenni fu tra i fondatori nell’ottobre 1531 della Congrega senese dei Rozzi, nella quale era conosciuto come il Risoluto (soprannome che ne indica la prontezza a decidere ma anche a risentirsi oppure in una specie di contrappasso tipico di questi soprannomi il carattere dubbioso). Questo sodalizio riuniva componenti di estrazione popolare, in particolare artigiani, che intendevano dedicarsi in gruppo al teatro e alla letteratura in lingua volgare (oggi la Congrega prosegue la sua attività come Accademia dei Rozzi). Angelo Cenni ne fu il terzo “signore” (cioè capo) nell’ottobre 1531 e di nuovo nel maggio 1532, anno in cui la sua raccolta di versi intitolata “Il Guazzabuglio” fu stampata a spese della Congrega; di nuovo signore nel febbraio-marzo 1534 e nel settembre 1534. A maggio 1534 donava alla Congrega una sua commedia che venne messa in scena e che poi andò perduta, recitando lui stesso, il Voglioroso e l’Attento.


La raccolta di sonetti pubblicata nel 1547

Il suo profilo biografico e le sue opere presentano aspetti giullareschi, aspetti più sessualmente connotati (la difesa delle prostitute, ad esempio), insieme a riconosciute capacità letterarie e nel campo degli indovinelli, tanto che è ritenuto il fondatore dell’enigmistica moderna. Angelo Cenni nacque a Monastero (piccola località nelle vicinanze di Siena) sul finire del secolo XV, e si trasferì a Siena all’inizio degli anni Venti del secolo XVI, aprendo una bottega di maniscalco; risulta sepolto il 16 maggio 1575.


Il lavoro del maniscalco (cr. Us Department of defense Wikimedia commons)


La sua notevole attività in Congrega è testimoniata in particolare dalle sedici “quistioni” da lui proposte. I Rozzi facevano tra di loro una specie di gioco letterario, proponendo e rispondendo, in dotti e giocosi dibattiti, a dubbi di amore o di costume, riunendosi ora a casa dell’uno ora nella bottega dell’altro; di queste “quistioni” è rimasta traccia in una raccolta manoscritta recentemente pubblicata.

Anche il vino e le botti nei casi narrati da Cenni (cr. Thaler Tamas Wikimedia commons)

I casi presentati e discussi  dal Risoluto sono  narrativi, in alcuni casi già abbozzi da mettere in scena: lo scorno ai fiorentini “valenti poltroni”, i lamenti di due malmaritate; gli amori rustici; i richiami ai travestimenti tipici del teatro classico; il seguito per Masuccio del “Novellino”, con il caso di un incesto; il caso di  un ufficiale sprovveduto e la privazione della cittadinanza senese per gli abitanti di Monastero, tema personale essendo l’autore nativo di quella località; il caso di un giudice di Lucca che chiede consiglio alla Congrega di fronte a un bandito che ha assassinato un altro bandito; e ancora  amori molesti, pozioni e vendette feroci,  con indicazioni sulla pratica della medicina naturale e della magia; il caso di  amanti scoperti, minacce e preghiere; una questione di taglia, in materia sessuale; un sogno; due amanti scoperti; una veglia movimentata, durante il carnevale, in versi e in prosa;  un altro dubbio amoroso; questione di perfetta amicizia fino alla morte; infine il proverbio “la botte dà il vino che l’à”, la cui origine viene rintracciata dal Risoluto in un fatterello accaduto a Fogliano, nel contado di Siena, tra un arguto mezzadro e il dottore Tornesi che troppo pretendeva  rispetto al vino che gli spettava come proprietario.


Edipo e la Sfinge di Tebe, ai musei Vaticani (cr. J.J. Moral Wikimedia commons) 


Angelo Cenni è ricordato nella storia dell’enigmistica per i 35 indovinelli in versi, preceduti da due stanze introduttive e seguiti dal sonetto autobiografico e da quello contenente le soluzioni, pubblicati nel 1538 nella raccolta “I sonetti giocosi”, considerati i primi enigmi classici del Rinascimento; la raccolta fu ristampata nel 1546 e nel 1547, con l’aggiunta di 22 enigmi di altri Rozzi e infine di altri 18 enigmi sempre del Risoluto, senza spiegazione. Nel frontespizio dell’edizione del 1547 una xilografia con l’impresa dell’autore: due gatti che si accapigliano a una lanterna (emblema del dubbio che attanagliava l’autore), mentre nella ghirlanda di contorno è intrecciato il motto: “Così ‘n gran dubbio resoluto vivo”, sotto un’ottava dove l’autore spiega il proprio carattere. L’opera di grande successo ebbe continue ristampe fino al 1757. Il Cenni è così definito il padre dell’enigmistica moderna, in quanto i suoi enigmi sono i primi pubblicati nel Rinascimento, non estemporanei, ma facenti parte di una nutrita raccolta ordinata in lingua italiana di composizioni del genere. Il primo di essi costituisce un esempio classico: si tratta di un rebus presentato in un lungo sonetto, la cui soluzione è “il libro".

Il teatro dei Rozzi a Siena (cr. Alienautic Wikimedia commons) 

Angelo Cenni è stato ricordato in due eventi: nel 2016 con il 5º Simposio enigmistico toscano a Monteriggioni, promosso dal "Circolo dei Lenti" di Siena, presieduto dal poeta ed enigmista Riccardo Benucci, e nel 2017 al Teatro dei Rozzi con la messa in scena, con regia di Giuliano Lenzi e Marco Caboni, di suoi testi teatrali.

Riproduzione riservata