Bresci, il vendicatore dall'America
L'omicidio di re Umberto I per mano di Bresci (cr. Achille Beltrame per La Domenica del Corriere)
Uccise re Umberto I dopo i morti nella rivolta di Milano
Dopo l'articolo su Sofia Perovskaja, la donna che partecipò all'uccisione dello zar Alessandro II aprendo l'epoca degli attentati, Fabrizio Montanari oggi ci illustra le circostanze dell'uccisione di Umberto I re d'Italia.
L’anno 1900 si chiude tragicamente: re Umberto I viene assassinato a Monza il 29 luglio da un giovane italiano giunto appositamente dall’America. L’attentatore si chiama Gaetano Bresci. Ultimo di quattro fratelli nasce a Coiano (Prato), ha 31 anni e professa idee anarchiche. Ultimo di quattro fratelli ha frequentato le scuole professionali. Da qualche anno (1896), è emigrato a Paterson (New Jersey) per sfuggire alla polizia che vuole arrestarlo. È un esperto operaio tessile e come suo fratello Lorenzo è stato uno dei più attivi militanti del circolo anarchico del suo paese.

Bresci portato in catene in corte d'Assise (Wikimedia commons)
Già schedato come “anarchico pericoloso”, è mandato al confino di polizia, secondo alcuni a Lampedusa, secondo altri a Pantelleria. Rientra in Toscana solo in seguito all’amnistia del 1896. Di bell’aspetto, è intraprendente, ama i bei vestiti (è chiamato il “damerino”) e colleziona varie avventure amorose con diverse coetanee e una di queste gli dà un figlio nel 1897. Negli Stati Uniti, dove arriva agli inizi del 1898, frequenta gli ambienti degli italo-americani che, specie a Paterson, sono in prevalenza seguaci delle idee libertarie.
Re Umberto I e la regina Margherita di Savoia (cr. Henry Davenport Wikimedia commons)
Partecipa a tutti gli incontri politici che si svolgono in città e legge i libri e i giornali del movimento che puntualmente giungono dall’Europa. Frequenta i giovani del posto e intreccia una relazione amorosa con una giovane di origine irlandese, Sophie Knieland, da cui ha una figlia, Maddalena. Un’altra, Muriel, nascerà dopo l’attentato. Aderisce al gruppo “Diritto all’esistenza” e acquista anche quote della casa editrice libertaria “Era Nuova”.

Il generale Fiorenzo Bava Beccaris (Wikimedia commons)
Ha modo di conoscere Malatesta durante la sua visita a Paterson, anzi pare che sia stato lui a disarmare Domenico Pazzaglia, il feritore di Malatesta durante un contraddittorio con l’anarchico individualista Giuseppe Ciancabilla nel novembre 1899. Di carattere deciso e insofferente di ogni ingiustizia, quando apprende della repressione attuata a Milano nel 1898 dal generale Bava Beccaris nei confronti della protesta popolare - si parla di un numero imprecisato di vittime che vanno da 80 a 300 - e l’alta onorificenza che il re gli ha concesso, decide di vendicare le vittime della repressione, colpevoli solo d’aver chiesto di poter comprare il pane per sé e la propria famiglia.

Incidenti durante i moti di Milano (cr. Beltrame da L'illustrazione italiana Wikimedia commons)
Acquistata una rivoltella, parte per l’Italia. A metà maggio del 1900 s’imbarca su un piroscafo francese e il 26 maggio sbarca a Le Havre. Durante il viaggio frequenta altri due anarchici provenienti da Paterson: l’operaio trentino Antonio Laner e il barbiere elbano Nicola Quintavalle, che saranno interrogati dopo l’attentato e subito rilasciati. Prima di rientrare in Italia i tre si trattengono qualche giorno a Parigi per visitare l’Esposizione Universale.
Il processo a Gaetano Bresci (cr. Gennaro d'Amato Wikimedia commons)
Il 5 giugno arriva a Genova e da lì raggiunge Coiano per salutare il fratello calzolaio, oltre i tanti amici che aveva lasciato. La polizia non sospetta di nulla e non segnala nemmeno il suo spostamento a Castel San Pietro (vicino a Bologna) per riabbracciare la sorella sposata lì. Poi, il 22 luglio, riparte per Milano, dove alloggia presso una famiglia in via San Pietro all’Orto e successivamente a Monza, dove apprende che il re e la regina sono soliti trascorrere un periodo di vacanza nella Villa Reale e decide di raggiungerli.
La Villa Reale di Monza (cr. Pinat1947 Wikimedia commons)
Il 29 luglio i sovrani sono invitati a presenziare alla chiusura del concorso ginnico locale presso il circolo sportivo “Forti e Liberi”, ma il re si presenta solo, la regina, che non ama simili manifestazioni, ha preferito restare in villa. Al termine della cerimonia, alle ore 22.30, re Umberto lascia tra gli applausi della folla il padiglione eretto per la premiazione.

L'attentato subìto da re Umberto I a Roma (cr. Dante Paolocci Wikimedia commons)
Bresci, che se ne sta nascosto tra la folla, lo aspetta al varco. Come vede il movimento del corteo regale, si fa avanti e, mentre la carrozza reale si muove, spara tre colpi. Il re è colpito a una spalla, al polmone e al cuore. Il cocchiere spinge al galoppo i cavalli, ma il re giunge ormai cadavere a Villa Reale.
L'attentato subìto da re Umberto I a Napoli (Wikimedia commons)
Umberto I, che era già sfuggito a due attentati (a Napoli nel 1878 e a Roma nel 1879), questa volta non può nulla contro la precisione dei colpi inferti. L’erede al trono Vittorio Emanuele apprende d’essere il nuovo re solo quando il suo panfilo giunge, proveniente dalla Grecia, nel porto di Reggio Calabria, e il Prefetto, andandogli incontro, lo chiama “Maestà”. I carabinieri riescono ad arrestare immediatamente l’attentatore, sottraendolo a stento al linciaggio della folla. Durante gli interrogatori a cui è sottoposto si dichiara sempre l’unico responsabile dell’accaduto. Non ha complici e nemmeno una organizzazione a supporto.
Ciò che resta del carcere di Santo Stefano (cr. Gaucho Wikimedia commons)
Pur essendo difeso dal famoso avvocato Francesco Saverio Merlino, avvocato suggerito da Turati, che per ragioni politiche e obbligo di presenza a Roma rinuncia all’incarico, il tribunale lo condanna all’ergastolo, con sette anni di segregazione cellulare. Le ultime parole di Bresci sono: “La vostra condanna mi lascia indifferente. Sono convinto di non essermi ingannato facendo quello che ho fatto. Io mi appello soltanto alla prossima rivoluzione”.

Il suicidio di Bresci in carcere (da Le Petit Journal Wikimedia commons)
Dopo tre mesi a San Vittore, lo trasferiscono a Portolongone e infine al penitenziario di Santo Stefano, sull’omonima isola vicino a Ventotene. Dopo qualche mese, il 22 maggio, lo trovano impiccato alle grate della sua cella. Pochi, specialmente tra i suoi compagni di fede, credono al suicidio. Gli anarchici contestano la versione ufficiale del decesso, senza tuttavia riuscire a portare concrete e utili prove a supporto delle loro tesi.
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