Monsieur Verdoux, commedia nera di Chaplin

Monsieur Verdoux, commedia nera di Chaplin

Il manifesto del film "Monsieur Verdoux" di Chaplin

Il no alla violenza e le accuse di comunismo

In un precedente articolo (“I baffi che ridicolizzarono Hitler”) abbiamo visto come con “Il grande dittatore” del 1940 Charles Chaplin abbia voluto lanciare un avvertimento al mondo: l’intolleranza e i venti di guerra che già si erano alzati avrebbero presto travolto le vite di tante persone come sempre sfruttate o quantomeno trascurate dai potenti nel raggiungimento delle loro mire. Profetico.


"Il grande dittatore", con i baffetti la parodia di Hitler (cr. United artists Wikimedia commons)


Nel 1947 la guerra è ormai conclusa ma i suoi orrori (l’olocausto, e anche le bombe di Hiroshima e Nagasaki) hanno lasciato un segno indelebile nella mente dell’artista. E fra le motivazioni che stanno alla base del successivo film c’è sicuramente la volontà di lanciare un ulteriore forte messaggio filosofico e sociale. Chaplin è ricchissimo ed è uno degli uomini più famosi al mondo.

Gli effetti della bomba atomica su Nagasaki (Wikimedia commons)

E’ padrone del mezzo cinematografico (detiene con Mary Pickford la “United Artists”) e se ripercorriamo la sua filmografia vediamo che ogni suo grande lungometraggio a partire da “Luci della città” lancia strali fortissimi: la tragedia dell’insormontabilità della distanza fra le classi sociali; il dramma dell’operaio “bue” soggiogato dal taylorismo (in “Tempi moderni”); e appunto, il desiderio di vivere in pace che tutte le persone semplici hanno ma può essere in ogni momento messo in discussione dai “signori della guerra”.


Mary Pickford (cr. Hartsook Wikimedia commons)


La critica di stampo marxista ha teso ad individuare, più che altro, il messaggio insito nell’opera d’arte, vista come un prodotto sociale e storico. Possiamo oggi affermare che questo tipo di approccio abbia in parte inquinato la fruizione artistica per molte generazioni, portate a mettere in secondo piano la ricerca delle emozioni, del riconoscimento, della completezza realizzativa o semplicemente il piacere della lettura o della visione. Ma non possiamo non considerare fondatamente anche l’artista Chaplin come appartenente a un filone artistico-filosofico nettamente orientato, visto che nella sua opera ha spesso denunciato la disuguaglianza, lo sfruttamento e l’alienazione sociale.


Chaplin con George K. Arthur e Anita Murray (Photoplay 1 Wikimedia commons)


L’infanzia e l’adolescenza vissute in assoluta povertà nei sobborghi di Londra ne avevano segnato sicuramente l’animo, se è vero che nella sua autobiografia scrisse: “Diversamente da Freud, non credo che il sesso sia l’elemento più importante nella complessità del comportamento; l’esperienza del freddo, della fame e della vergogna di essere poveri hanno secondo me maggiore influenza sulla psicologia di una persona”. Il regista ha comunque sempre negato di sentirsi comunista.


Chaplin con Jackie Coogan in The kid, Il monello (cr. First national Wikimedia commons)


Chaplin ha dunque 58 anni, il pubblico ha dimenticato la pantomima e il personaggio del “vagabondo” è ormai invendibile. E’ necessario finalmente adeguarsi pienamente e senza vie di fuga ai canoni e alle strutture proprie del film sonoro. L’autore si costruisce quindi addosso, a partire da un’idea di Orson Welles, la sceneggiatura di “Monsieur Verdoux” e inizia le riprese.

Nel fotomontaggio Landru e le donne uccise e fatte sparire (cr. Fotobewerking Wikimedia commons)

La trama prende spunto dalla brutta storia di un serial killer realmente esistito, Henri Landru, soprannominato il “Barbablù di Parigi”, ghigliottinato nel 1922. Landru, consultando gli annunci sui quotidiani, attirava donne in cerca dell’anima gemella nella sua villa per poi assicurarsi dei vantaggi economici o semplicemente derubarle per poi eliminarle e incenerirne i cadaveri in un vecchio forno. Fu condannato senza prove certe e non ammise mai la sua colpa, anzi ironizzava sul procedimento giudiziario urlando in aula “voi dite che sono colpevole di questi terribili crimini, e allora provatelo! In realtà mi state solo rendendo famoso fra le parigine, che mi ammireranno come grande amatore! Quanto è divertente tutto questo!”.

Landru durante il processo (cr. agence rol Wikimedia commons)

Monsieur Verdoux” è una commedia nera. Chaplin domina il film con la sua eleganza e la sua versatilità attoriale, spesso le gag si sovrappongono ai momenti drammatici ma il regista mantiene una tonalità omogenea relegando la violenza nel fuoriscena. Il protagonista è un bancario di mezza età elegantissimo e colto che in piena crisi economica viene licenziato. Una vittima quindi del destino mutevole ma anche degli sconvolgimenti sociali. Non solo per sopravvivere, ma anche per garantire una vita dignitosa al figlio e alla moglie disabile, a loro insaputa intraprende una macabra carriera di uccisore e rapinatore di vedove o zitelle ricche, non prima di averle fatte innamorare, averle sposate sotto falso nome e averle spinte, con la paura della crisi, a ritirare tutto il denaro dalle loro banche investendo poi tutto in borsa.

La foto segnaletica di Landru scattata dalla polizia (Wikimedia commons)

Ma il gioco non poteva durare a lungo, il destino mutevole (come anche… gli sconvolgimenti sociali) è sempre in agguato. Non solo la polizia inizia ad avere sospetti, ma Verdoux, dopo aver perso i suoi familiari in circostanze non rivelate (l’inquietante si aggiunge al macabro) viene investito e rovinato dal crollo delle borse mondiali. La sua “trance” affaristica (e omicida) sfuma e, resosi conto della miserevole condizione anche umana in cui è precipitato, si consegna alla giustizia.


Manifesto per l'edizione giapponese di Monsieur Verdoux (cr. Roy expert Wikimedia commons)


In tribunale, quando l’accusa lo definisce “carnefice”, risponde: “Carnefice? Ma non è proprio il nostro mondo a incoraggiare i carnefici? Non si stanno forse costruendo armi di distruzione di massa? Quante donne e bambini sono stati fatti a pezzi, e anche in modo estremamente scientifico? Al confronto, come assassino io sono solo un dilettante!”. E ancora, a un reporter: “Un omicidio fa un criminale, milioni di omicidi fanno un eroe!”. E’ l’ennesimo (stavolta paradossale e provocatorio) vaticinio del regista, che mantiene purtroppo una triste valenza nell’attualità.


Il senatore McCarthy al quale si deve l'isterismo contro le infiltrazioni comuniste (cr.Nat archives and records adm. Wikimedia commons) 


Il film non è certo un capolavoro, ha comunque il suo posto nella storia della cinematografia visto lo spessore del suo autore, ed è di ottima realizzazione ma non ebbe un grandissimo successo. Sicuramente il cambiamento del gusto e la difficile digestione del nuovo Chaplin da parte del pubblico furono il principale motivo, i media comunque fecero la loro parte: il clima da caccia alle streghe della “paura rossa” (che sfociò poi nel maccartismo) stava nascendo e l’artista iniziava ad essere etichettato (e attaccato violentemente in pubblico) come comunista e come antipatriottico. Ma di questo torneremo a parlare.

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