Achille Campanile, la meraviglia dell'assurdo
Lo scrittore umorista Achille Campanile (dal Radiocorriere Tv Wikimedia commons)
Lo scrittore sospeso fra umorismo e grande letteratura
Dramma del tramonto
Personaggi
La vecchia marchesa
Il vecchio duca
La vecchia marchesa (affacciata al verone, sospira): Che tramonto bellissimo...
Il vecchio duca (con intramontabile galanteria): Vi piace? È vostro!
(sipario)
Il testo che avete appena letto è una delle folgoranti “Tragedie in due battute” che Achille Campanile scrisse a centinaia durante tutta la sua vita. Analizziamola: i temi proposti (per la brevità) sono “fotografati” dal lettore piuttosto che letti; l’ambientazione è snob e compassata; non si tratta di coniugi: il titolo nobiliare è diverso, ci sono dei sospiri… il bene promesso (immateriale) è impossibile da regalare quindi siamo nel campo dell’iperbole comica. E fa sorridere la conclusione, se si pensa che molte delle tragedie sono state messe davvero in scena, e che un sipario si possa chiudere solennemente su una simile freddura.

Serata fra scrittori al ristorante Savini di Milano, Campanile è il terzo da sinistra (cr. Archivio storico Barilla Wikimedia commons)
Nato a Roma nel 1899 e morto a Lariano nel 1977, Campanile è stato il più grande umorista italiano. In auge durante il ventennio come romanziere (“Agosto, moglie mia non ti conosco”, “Se la luna mi porta fortuna”, “In campagna è un’altra cosa”) fu autore, fra molto altro, di pièce teatrali irresistibili e di esilaranti racconti raccolti in due volumi: “Manuale di conversazione” (insignito del premio Viareggio nel 1974) e “Gli asparagi e l’immortalità dell’anima” (1974).

"Manuale di conversazione" nell'edizione Rizzoli
Il brano che dà il titolo a quest’ultima silloge pone un quesito filosofico di prim’ordine, cioè quali siano le attinenze fra due entità così distinte: da una parte gli asparagi, dall’altra l’immortalità dell’anima. La conclusione è ovviamente per assenza totale di una relazione, non prima però di aver approfondito in una lunga digressione tutte le possibili connessioni.

"Gli asparagi e l'immortalità dell'anima" edito da Rizzoli
Alcuni dei racconti sono attraversati da una disperata mancanza di comunicazione fra esseri umani tanto da far pensare al Pirandello novelliere. E nelle opere teatrali i personaggi incarnano le debolezze e le piccole follie del genere umano, le situazioni e i dialoghi sconfinano spesso nell’assurdo tanto che alcuni hanno chiamato in causa Beckett e Ionesco: “… mi par di sentire la voce del famoso tenore (ascoltano…). No! E’ un cane che abbaia lontano, nella notte!” (da “Centocinquanta, la gallina canta”, 1924, improbabile affresco di un salotto borghese in ansiosa attesa del cantante Palewski).
Samuel Beckett e Eugene Ionesco (cr. R. Pic e Gorupbesanez Wikimedia commons)
Nel dopoguerra Campanile fu per molti anni (feroce) critico televisivo. Ma è sempre meglio far parlare lui, ad esempio nel possente incipit di “Se la luna mi porta fortuna” (1928): “E’ un peccato che lo spettacolo della levata del sole si svolga la mattina presto. Perché non ci va nessuno. D’altronde, come si fa ad alzarsi a quell’ora? Se si svolgesse nel pomeriggio o, meglio, di sera sarebbe tutt’altro”. Umberto Eco si è spesso occupato di Campanile, definendolo “maestro del paradosso e dello straniamento linguistico”.

Eco nella sua casa di Milano (cr. Oliver Mark Wikimedia commons)
Come quella di tutti gli umoristi, anche la scrittura di Campanile non è priva di una vena di malinconia. L’umorista è autorizzato anche a sorridere della tragedia del vivere. Ma è un sorriso amaro. In “Solo per l’eternità. E bestia” da (“Manuale di conversazione”, 1973) Piero dopo la morte si trova di fronte al giudice universale, che non è altro che lui stesso bambino: un giudice al quale non si può nascondere nulla. Ha uno sguardo triste, “…perché mi hai tradito? Perché non sei stato quello che promettevi di essere?” L’accusa è tremenda, 4 omicidi: la nonna, il padre, una donna abbandonata; per tutti loro una frase cattiva, una delusione, un dispiacere, una bugia, hanno contribuito ad abbreviare anche di poco la permanenza su questo mondo. La quarta vittima è lo stesso Piero bambino, che Piero adulto ha tradito e che muore di fronte ai suoi occhi, lasciandolo “irrimediabilmente solo, e sentiva che lo sarebbe stato ormai per sempre”. Impossibile non sentir nascere un senso di angoscia contando le piccole o grandi cattiverie che noi tutti abbiamo commesso.

Alla macchina da scrivere (dalla pagina Fb Premio Achille Campanile)
Da “Funerali di bambino” in “Cantilena all’angolo della strada”, 1933.
“Ma guarda un po’, quel bambino, così piccolo e già morto…. come mai questo bambino è stato ammesso nella categoria dei morti?... non è mica una cosa da scherzare… bisogna avere i capelli bianchi e tanto di barba e bisogna aver superato molte prove… dunque, mi raccomando: un’altra volta maggior rigore, maggior rigore!”.
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"L’Associazione culturale “Achille Campanile – Umorista sarà lei!” è stata fondata dal figlio Gaetano Campanile e include Angelo Cannatà e Silvio Moretti in qualità di biografi ufficiali. Preserva il patrimonio culturale dello scrittore e organizza annualmente il Premio Nazionale di scrittura umoristica “Achille Campanile” per racconti, romanzi e opere teatrali (premioachillecampanile.it)."
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