Carducci affascinato dalla regina
Fotografie colorate di Margherita di Savoia e Giosuč Carducci (cr. Zeno fotografie e Alinari Wikimedia commons)
Il poeta colpito dalla bellezza di Margherita
Nel mese di novembre 1878 Umberto I e Margherita di Savoia, durante il loro viaggio di nozze lungo la penisola, giungono a Bologna. La città è nota per essere la più repubblicana delle città italiane e si temono disordini. Contrariamente alle previsioni i reali sono accolti dal popolo in festa in Piazza Maggiore. Il Comune offre un pranzo di benvenuto, invitando una sessantina di persone di riguardo.
L'arcivescovo di Bologna, Parocchi (Wikimedia commons)
Tutt’attorno si nota comunque una certa freddezza e indifferenza, che sfiora l’ostilità. Perfino l’Arcivescovo Parocchi si è allontanato dalla città per non incontrare i reali. La questione romana evidentemente è una ferita ancora aperta.
L’incontro con il sommo poeta, che la regina ammira da tempo, avviene durante la visita all’antichissima Università Felsinea. Margherita confessa a Carducci di conoscere a memoria le sue opere, in particolare le Odi Barbare. Nonostante le sue note posizioni repubblicane, Carducci resta folgorato dal fascino della sovrana.

G. Gordigiani "Ritratto della regina Margherita" (Wikimedia commons)
Gli occhi azzurri, i capelli biondi, il sorriso gentile lo travolgono e le dedica l’Ode alla Regina d’Italia, un componimento celebrativo che suscita forti polemiche tra i democratici e i repubblicani. Angelo Ghisleri si chiede ironicamente sulla Rivista Repubblicana del 26 novembre 1878 se il cantore di Satana (Carducci) non si sia per caso fatto anche frate. Il professore per difendersi dalle tante critiche nel 1882 risponde con l’opera l’Eterno Femminino Regale, nella quale ricostruisce l’incontro con la regina, apparsagli “spiccante mite in bianco, bionda e gemmata”.
L'arrivo di Umberto e Margherita alle Capannelle, 1893 (Wikimedia commons)
Nell’agosto del 1889 Carducci viene invitato a Gressoney, in Val d’Aosta, dove Margherita da appassionata alpinista “sale tra le dentate e scintillanti vette”. La villa è quella del barone Peccoz, che molti dicono essere il suo amore segreto. Al ritorno si dice convinto, malgrado la contrarietà dei suoi amici repubblicani, che l’Unità d’Italia non poteva essere raggiunta senza casa Savoia.
La villa del barone Peccoz a Gressoney (Wikimedia commons)
In segno di riconoscenza, nel 1905 Margherita acquista la casa del suo poeta preferito e nel 1907, subito dopo la morte di Carducci, la dona al Comune, a patto che questo s’impegni a “conservare perpetuamente la memoria del massimo poeta italiano”.
La casa di Carducci a Bologna (cr. Patafisik Wikimedia commons)
Di madre tedesca, il padre è però il duca di Genova e quindi Margherita può dirsi Savoia due volte quando, nel 1868, sposa suo cugino, il principe ereditario Umberto. Lui ragiona da soldato, lei adora le feste, i tornei in costume, le lunghe collane di perle e ha una passione per la cultura, di cui però possiede una conoscenza approssimativa. Ciò che le riesce meglio sono le pubbliche relazioni. Non è particolarmente bella, ma emana gran fascino.
Quando, nel 1878, Vittorio Emanuele II muore e suo marito diventa re, trasforma il Quirinale in un centro culturale molto ambito. Ogni ultimo mercoledì del mese ospita al Quirinale una festa danzante, aperta a nobili, intellettuali e politici, anche di diverso orientamento.
La duchessa Eugenia Litta (Wikimedia commons)
Rassegnata alla costante presenza della duchessa Eugenia Litta, da sempre amante di Umberto, decide di svolgere solamente il ruolo di regina e non più quello di moglie. Tra i due, dopo la nascita dell’erede al trono, il futuro Vittorio Emanuele III, ci saranno solo rapporti ufficiali, di stato e pubblici, durante i quali la coppia appare unita, felice e innamorata. Margherita diventa una vera e propria istituzione del Regno.
Il giornalista Indro Montanelli (Wikimedia commons)
Per dirla con Montanelli: “…era una vera e seria professionista del trono, e gli italiani lo sentivano”.
Non fa politica ma risulta comunque molto influente sulle decisioni del re, sostenendo sempre le scelte della corona: moti di Milano del 1898, imprese coloniali, Prima guerra mondiale e fascismo. È religiosissima e soffre per l’insanabile dissidio con il Vaticano. Per questo apprezza il trasferimento della capitale da Firenze a Roma. Fa molta beneficenza e accorre ovunque vi siano terremoti, inondazioni, epidemie. Il popolo la venera e prega per lei. A Napoli una pizza bianca, rossa e verde porterà per sempre il suo nome.
L'attentato mortale a re Umberto I (cr. Beltrame Wikimedia commons)
Quando a Monza, nel 1900, l’anarchico Bresci uccide in un attentato il marito, non esita a cedere il passo alla nuova regina Elena e prende casa in una villa romana. Gli ultimi anni li trascorre a Bordighera, dove riceve i quadrumviri che preparano il colpo di stato e confessa la sua simpatia per il fascismo. Morirà a 75 anni a Bordighera nel 1926 e sarà sepolta al Pantheon.
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