Libri, torna di moda il weird
Particolare della fontana con putti al Castello Cantacuzino (Bușteni, Romania). Foto di Adrian Botica / Unsplash (Licenza Libera)
Filone letterario ai confini del gotico
Recentemente è tornato di moda un genere letterario tutt'altro che nuovo, ma dai contorni così indistinti per cui il suo stesso nome non ha un chiaro equivalente italiano. Si tratta del cosiddetto weird. La parola è inglese e significa strano, bizzarro, stravagante, insolito, strambo ma sempre con un'accezione leggermente allarmante. La traduzione forse più vicina potrebbe essere inquietante o perturbante, insomma qualcosa che provoca disagio.
D'altronde la sua stessa etimologia anglosassone richiama il fato, tant'è che nel Macbeth di Shakespeare le tre streghe sono chiamate anche "the weird sisters", cioè l'equivalente delle Parche nella mitologia classica e delle Norne in quella norrena. Tra l'altro è anche il nome di una rock band nel mondo di Harry Potter (però tutta maschile).
Martin Droeshout, particolare del ritratto di William Shakespeare, 1623, incisione su rame. Immagine tratta da Wikimedia Commons, opera nel pubblico dominio
Si tratta quindi di un filone letterario che si situa ai confini (e spesso li attraversa) del gotico, dell'horror, del thriller e più in generale del fantastico. Spesso è un termine associato alla figura di H.P. Lovecraft, e a buon diritto, dato che è proprio in un suo saggio fondamentale del 1927 (L'orrore soprannaturale in letteratura) che ne viene delineata la genealogia e la cronologia, ritrovandone tracce anche nell'antichità classica e nel folklore mediterraneo e nordico, passando poi in rassegna tutte le opere principali dal romanzo gotico di fine Settecento sino agli inizi del secolo scorso.

Ritratto di Edgar Allan Poe (particolare del dagherrotipo "Ultima Thule", 1848). Foto di Edwin H. Manchester / Masury & Hartshorn. Fonte: Wikimedia Commons (Pubblico dominio)
Secondo l’autore per definire il genere è essenziale non tanto cosa succede, ma soprattutto l’atmosfera in cui questo avviene. Un orrore suggerito e incombente, soprannaturale nel senso di aldilà della possibilità di comprensione umana. Lovecraft indicava come modelli, tra gli altri, autentici capolavori come Il crollo della casa Usher di Edgar Allan Poe oppure Il giro di vite di Henry James (in quest’ultimo caso tutta l’interpretazione risiede esclusivamente nella mente del lettore).
Tra i suoi immediati ispiratori annoverava poi scrittori come Arthur Machen (Il grande dio Pan), Robert Chambers (Il re in giallo), Algernon Blackwood (John Silence, Investigatore dell'occulto) e Ambrose Bierce, inventore letterario della misteriosa città di Carcosa (che avrà poi grande fortuna fino ad essere un elemento chiave della prima stagione della serie tv True Detective del 2014).
Tennessee Williams celebra il 20º anniversario della sua opera Lo zoo di vetro (1965). Foto di Orlando Fernandez, New York World-Telegram and the Sun Newspaper Photograph Collection, Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti. Disponibile su Wikimedia Commons in quanto opera di pubblico dominio
Dal canto suo Lovecraft pubblicò i suoi racconti sulla mitica rivista pulp Weird Tales, insieme a Robert E. Howard (il creatore di Conan il barbaro), Clark Ashton Smith e un giovanissimo Tennesse Williams. Come si vede dai nomi citati horror, fantasy e fantascienza stavano sorgendo dallo stesso brodo di coltura (o dallo stesso calderone, se vogliamo restare in tema). La scelta di Lovecraft fu quella di declinare il weird in nome di un orrore cosmico, ben rappresentato dalla follia delle sue divinità (Ciclo di Cthulhu), di fronte al quale l’irrilevanza e l’impotenza dell’uomo è totale. La frase di Nietzsche (da lui letto e studiato): “Se tu scruterai a lungo in un abisso, anche l'abisso scruterà dentro di te” potrebbe esserne il riassunto del suo pensiero creativo.
The Unholy Worship di Gwabryel, ispirata al racconto Il richiamo di Cthulhu di H.P. Lovecraft. Disponibile su Wikimedia Commons sotto licenza CC BY-SA 3.0.
A lungo quasi dimenticata, l’opera di Lovecraft negli ultimi decenni esercita un’influenza costante in letteratura, cinema, televisione, nei fumetti e nei videogiochi. Ora sapete da dove deriva l’immaginario visivo di mostri dai molti occhi, informi, viscidi e tentacolari, così presente nella cultura pop.
In Italia
Ma esiste o è esistito un weird italiano? Secondo molti sì, perché romanzi come Fosca (1869) dello “scapigliato” Igino Ugo Tarchetti o Malombra (1881) di Antonio Fogazzaro vivono proprio di questa atmosfera. Altri autori di più note opere hanno lasciato esempi pregevoli ascrivibili a questo filone: Dino Buzzati (Sessanta racconti, 1958, vincitore del Premio Strega e Il colombre, 1966), Mario Soldati (Lo smeraldo, 1974), Primo Levi (Storie naturali, 1967), Giorgio Manganelli (Centuria, 1979), Guido Morselli (Dissipatio H.G., 1977) e lo sconosciuto ai più Giorgio De Maria (Le venti giornate di Torino, 1976).
Dato che, fortunatamente, la classificazione per generi basata sul contenuto è puramente empirica e arbitraria possiamo solo concludere che il weird è una peculiare e soggettiva sfumatura del fantastico. Tanto ci basti, e non è poco.
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