Odissea, viaggio nello spazio-tempo
Nolan sul tappeto rosso a una presentazione del suo film "The Odissey" (dal profilo Instagram Thrall_Tw_88)
La tecnica narrativa che abbraccia passato, presente e futuro
E se l'Odissea di Nolan fosse anche (o forse soprattutto) un film sullo spazio-tempo? La risposta per noi plausibile a questa domanda retorica prende spunto da più d'un motivo. Il principale (forse) è inerente il collegamento a posteriori a mo' di trilogia delle pellicole, oltre alla citata, “Interstellar”, o dell'astronauta (del futuro) e che trascende le dimensioni conosciute e “Oppenheimer”, lo scienziato (del passato) che fissa il punto di non-ritorno della storia umana. Con la scena, il contenuto del cui discorso con Einstein è pura invenzione cinematografica, in cui Oppenheimer (si) chiede: e se la verità fosse catastrofica?
Einstein e Oppenheimer (cr. Us gov defense Wikimedia commons)
Ma aldilà della lettura da cineasti azzeccagarbugli che vi abbiamo testé confessato, ve n'è un'altra, decisamente più soggettiva, che afferisce l'etimo. E qui non ci si sbaglia mai quando si vuol carpire l'origine delle parole. Basta frugare nel significato dell'epiteto che il primo verso dell'Odissea affibbia al protagonista Ulisse. Ovvero polytropos, semplicisticamente tradotto in astuto. In realtà polytropos si compone di due parole: poly e trepo, cioè molti e volgere. Quindi Ulisse il polytropos significa, Ulisse “dalle molte svolte”, ovvero, dal latino “versare” (“volgere”), Ulisse il “multiforme”.

Raffigurazione pittorica di Erodoto (cr. G.E. Koronaios Wikimedia commons)
Non a caso la tipologia del poema è ad anello (come le storie di Erodoto), cioè come un cerchio che abbraccia al contempo presente, passato e futuro. In estrema sintesi, l'Odissea si muove nel tempo come Odisseo nello spazio. Le avventure di Ulisse accadono allora versatilmente con molte svolte. Il più noto poema di tutti i tempi, almeno di parte occidentale, l'Odissea per chi ancora non l'avesse capito, è tutto un intreccio di spinte in avanti nel tempo e retrospettive narrative, regno, declinato sulla lingua italiana, del futuro anteriore.
Cornelis van Poelenburgh, "Festa degli dei", 1623 (Wikimedia commons)
Ulisse si è dunque spinto ai confini del mondo fino ad allora conosciuto, è andato oltre, viaggiando a spirale nello spazio-tempo con una narrazione (mitologica, ovvero narrativa) ad anello. Ecco perché, mettendo in discussione l’ordine divino, secondo una geometria antropocentrica, è l’ultimo degli eroi classici ed al contempo il primo di quelli della generazione sapiens.

Bekhim Fehmiu nei panni di Ulisse nello sceneggiato della Rai, 1968 (Wikimedia commons)
Così facendo, il tema del nostos, del ritorno dunque, su cui si impernia l’intero ciclo narrativo del capolavoro omerico, allarga le sue spire alla dimensione metafisica del ritorno alla terra. I sema (cioè segni) di cui è cosparsa l’Odissea indicano chiaramente l’ossessione di Ulisse per la degna sepoltura degli eroi e dei suoi tanti uomini persi anche a causa della sua avventatezza. Vedi il capitolo finale del film nolaniano: giacere senza tomba (l’altro significato eccepente di sema) non è umanamente accettabile.

Walter Crane, "Ulisse riconosciuto da Euriclea" (Wikimedia commons)
L’Odissea dunque è anche il racconto della paura di giacere insepolti senza tomba, e dunque della cancellazione della memoria di un individuo. “Sema” è da una parte il riconoscimento della cicatrice sulla gamba di Ulisse da parte dell’anziana nutrice Euriclea (Libro XIX), la stessa cicatrice mostrata ai servi fedeli Eumeo e Filezio (Libro XXI), il riconoscimento del letto nuziale realizzato dall'eroe per Penelope, segno indiscutibile dell'intimità nuziale (Libro XXIII) e l'elenco degli alberi da frutteto donati da Laerte (Libro XXIV); “sema” però è anche la richiesta, nel regno dell’Ade ad Ulisse, del giovane Elpenore, morto accidentalmente sull’isola di Circe. Cremare il corpo ritrovato e innalzarvi a mo' di "sema", un remo issato sopra un tumulo di terra quale imperitura memoria di esser stato un marinaio.
Nella mappa la possibile ricostruzione del viaggio di Ulisse (cr. G.Zuccarato DensityDesign Research Wikimedia commons)
Ordunque, passato e futuro, ancora lo spazio-tempo. Ci piace pensare che aedi e rapsodi che circa 2.800 anni fa iniziarono a raccontare il viaggio spazio-temporale di Ulisse nell'ottica del nostos, il ritorno alla terra natìa nel doppio senso di patria e ciclo vitale, fossero consapevoli in qualche modo di stare componendo versi immortali. Vi sembra un azzardo? Può darsi. Ma anche no.
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