Premio Strega: al libro o allo scrittore
Michela Murgia e Michele Mari (cr. Radio Radicale e Ass. amici di Piero Chiara Wikimedia commons)
Le parole di Mari su Murgia, i diversi piani di giudizio
Ci sono momenti in cui la letteratura smette di parlare delle storie e comincia a parlare di chi le ha scritte. È quello che è accaduto nelle ultime settimane attorno al Premio Strega, dopo le polemiche che hanno coinvolto Michele Mari e le dichiarazioni riportate dalla stampa su Michela Murgia. Da quel momento, il centro della discussione non è stato più il romanzo candidato, ma una domanda che ritorna ogni volta che cultura e opinione pubblica si incontrano: è giusto giudicare un'opera separandola da chi l'ha scritta?
Villa Giulia, tradizionale sede di assegnazione dello Strega (Wikimedia commons)
La Fondazione Bellonci ha scelto di non escludere lo scrittore dalla competizione. Una decisione motivata dal regolamento del Premio, che valuta le opere e non prevede l'estromissione degli autori per vicende estranee al concorso. Allo stesso tempo, la Fondazione ha preso le distanze da ogni espressione ritenuta lesiva della dignità delle persone, ribadendo che simili atteggiamenti non appartengono allo spirito dello Strega.
Il libro, miglior amico dell'uomo (cr. Ben White Wikimedia commons)
È una posizione che può convincere oppure no, ma che obbliga a riflettere su un tema più ampio. Un premio letterario nasce per riconoscere il valore di un libro. Se il criterio di giudizio si sposta sulla persona che lo ha scritto, inevitabilmente il confine diventa più difficile da definire. Dove comincia il giudizio morale? E soprattutto, chi stabilisce quale comportamento renda un autore indegno di concorrere?
Lettura al parco (cr. mandoft Wikimedia commons)
La questione non riguarda soltanto questo caso. Da sempre esistono artisti, scrittori e intellettuali le cui opere continuano a essere lette nonostante le ombre che hanno accompagnato la loro vita. Questo non significa ignorare o giustificare ciò che hanno detto o fatto. Significa riconoscere che il valore culturale di un'opera e la responsabilità individuale del suo autore appartengono a piani diversi, che talvolta si intrecciano ma non coincidono automaticamente.
Le parole hanno un peso. Possono ferire, alimentare stereotipi, impoverire il dibattito pubblico. Per questo è giusto discuterne e pretendere responsabilità da chi gode di visibilità. Ma la responsabilità non coincide necessariamente con l'esclusione. Esistono altre forme di dissenso: la critica, il confronto, persino la scelta di non leggere un autore. Sono strumenti che appartengono a una società libera quanto la possibilità di esprimere un giudizio.
Ragazze leggono in biblioteca (cr. Direzione principale degli archivi di Mosca Wikimedia commons)
Personalmente, credo che la decisione di non estromettere Michele Mari sia coerente con la natura del Premio Strega. Non perché le polemiche siano irrilevanti, ma perché un riconoscimento letterario dovrebbe continuare a misurare la qualità di un libro. Se un domani si decidesse che anche la condotta personale debba diventare criterio di ammissione, sarebbe necessario stabilire regole chiare, uguali per tutti e non affidate all'emotività del momento. Forse è proprio questo l'aspetto più interessante dell'intera vicenda. Non ci costringe a scegliere tra chi ha ragione e chi ha torto, ma ci ricorda che la cultura vive anche di domande difficili. E tra queste ce n'è una destinata a tornare ogni volta che un autore finirà al centro di una controversia: stiamo premiando una persona o un libro?
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