Un funerale anche per le lingue 

Un funerale anche per le lingue 

Un maestro africano insegna la lingua del proprio paese a una bambina (cr. E. Ackerson Wikimedia commons)

Scomparse alla morte dell’ultimo parlante nativo  

Esiste una classificazione Unesco, aggiornata periodicamente, per lo stato di salute delle lingue del modo (oltre 7.000): sicure, vulnerabili, in pericolo, seriamente in pericolo, criticamente in pericolo, estinte. Ogni anno ne scompare, cioè non ci sono più parlanti nativi, qualche decina, ma almeno un migliaio di altre è a rischio, essendo utilizzate solo da comunità estremamente ridotte e marginali. Si tratta di un fenomeno culturalmente doloroso, ma pur sempre esistito e che non implica quasi mai la scomparsa fisica delle popolazioni di appartenenza.

Una sepoltura neolitica (cr. Vassil Wikimedia commons)

Ricordiamoci che delle lingue parlate dall’Homo sapiens per il 99% della sua storia non sappiamo assolutamente nulla, per cui è abbastanza evidente che il catalogo delle lingue morte è sempre stato, e sarà, molto più ampio di quello delle lingue vive. Negli ultimi decenni in molti paesi c’è stato un grande ritorno d’interesse identitario e qualche lingua estinta ha ripreso ad essere studiata nelle scuole e parlata in circoli di appassionati, ma questo non ne fa una lingua viva più di quanto lo sia il latino parlato in un concistoro tra cardinali.

Panorama dell'isola di Krk (cr. Arne Vaseler Wikimedia commons)

In alcuni casi conosciamo addirittura la data precisa dell’estinzione di una lingua, che coincide con la morte del suo ultimo parlante.  Il 10 giugno 1898 morì sull’isola di Veglia, ora la croata Krk, il barbiere Tuone Udaina (in italiano Antonio Udina) e con lui scomparve il dalmatico, una lingua romanza parlata per molti secoli dal Quarnaro a Zara e fino a Dubrovnik, prima di essere sopraffatta prima dal veneziano e poi dal croato. Il grande linguista italiano Matteo Bartoli fece in tempo ad intervistare lungamente Udaina, altrimenti del dalmatico ci sarebbero rimaste solo testimonianze scritte medievali.


Ned Maddrell, ultimo nativo di lingua manx (Wikimedia commons)


Il mannese (in inglese manx) era la lingua gaelica dell’isola di Man (affine allo scozzese e all’irlandese) e il 27 dicembre 1974 ne morì l’ultimo parlante nativo, il novantasettenne pescatore Ned Maddrell, che l’aveva imparata da una sua prozia. Grazie alla sua attività di documentazione è nato un discreto revival d’interesse. 


Dorothy Pentreath, ultima madrelingua cornica (cr. R.T. Pentreath Wikimedia commons) 


Invece il cornico, altra lingua gaelica, appartenente però a un gruppo diverso insieme al gallese e al bretone, si estinse in Cornovaglia nel 1777 o nel 1790. Nel primo caso con la morte di Dorothy Pentreath, nel secondo con quella di John Nancarrow; la diatriba storico-linguistica è ancora in corso. Anche in questo caso la lingua sta vivendo un periodo di rivitalizzazione grazie ad alcuni entusiasti (qualche centinaio).


Kristina Grizelda bambina con i genitori (Wikimedia commons)


Kristiņa Grizelda, morta a 103 anni il 2 giugno 2013, è considerata l’ultima parlante del livone, una lingua imparentata con il finlandese e propria della Livonia, una storica regione della Lettonia. Pur vivendo gran parte della sua vita in Svezia e poi in Canada cercò fino alla fine di testimoniare e documentare la sua lingua madre.


Fanny Cochrane registra la lingua aborigena (cr. A.A. Rollings Wikimedia commons)


Il 24 febbraio 1905 morì Fanny Cochrane Smith, l’ultima parlante nativa di una lingua aborigena della Tasmania. Dopo aver subìto abusi e maltrattamenti riuscì ad emanciparsi dalla servitù, sposò un ex galeotto (l’Australia nacque come colonia penale britannica) ed ebbe 11 figli, dai quali discendono molti degli attuali tasmaniani. Collaborò con etnografi dell’epoca ed esistono ancora le sue registrazioni (su cilindri di cera) di storie e canzoni. 

La cilena Cristina Calderon (cr. V.A. Correa Wikimedia commons) 

Cristina Calderón è scomparsa il 16 febbraio 2022 e con lei lo yaghan, una lingua della Terra del Fuoco cilena. La sua attività storica e lessicografica era stata così importante che nel 2009 fu proclamata tesoro umano vivente dall'Unesco.

Marie Smith Jones, ultima donna a parlare eyak (dal sito altacapa) 

Marie Smith Jones, morta il 21 gennaio 2008, è stata l’ultima parlante dell’eyak, una lingua di nativi dell’Alaska. Anche lei collaborò con linguisti per salvarne il ricordo. Suo marito era un pescatore che parlava solo inglese e purtroppo i suoi nove figli non impararono mai l’eyak, considerata allora una lingua subalterna di cui vergognarsi.



Juana Maria unica sopravvisuta della sua tribù (Wikimedia commons) 


Juana Maria era l’ultima sopravvissuta della sua tribù, massacrata da balenieri russi provenienti dall’Alaska. Visse per 18 anni completamente da sola sull’isola di San Nicolas, al largo della California. Fu ritrovata nel 1853 e portata a Santa Barbara. Divenne una piccola celebrità e si scoprì che parlava una lingua assolutamente sconosciuta (fu chiamata nicoleño) di cui ci rimangono solo quattro parole e due canzoni. Gli studiosi americani la collocano, con molti dubbi, nella grande famiglia linguistica uto-azteca. Il 19 ottobre dello stesso anno Juana Maria (il suo vero nome rimane sconosciuto) morì di dissenteria. Come molti superstiti di popolazioni del Nuovo Mondo, il contatto con europei, africani ed asiatici fu fatale.


Tevfik Esenc, utlimo madrelingua ubykh (Wikimedia commons)


Tevfik Esenç, che morì il 7 ottobre 1992, fu l'ultimo parlante di una lingua caucasica: l’ubykh, che era parlato da una popolazione, originariamente stanziata sulle rive orientali del Mar Nero, ma poi cacciata dai russi nell’odierna Turchia. Grazie ad una lunga collaborazione con il grande linguista Georges Dumézil, Esenç fornì un impareggiabile contributo alla conoscenza del suo idioma.

Edmond Johnson, ultimo a parlare il caddo 

Il 14 luglio 2025, con la morte in Oklahoma di Edmond Johnson, si è estinta la lingua caddo, parlata dall’omonima tribù nel Sud degli Stati Uniti. È solo l’ultimo dei moltissimi idiomi dei nativi americani scomparsi negli ultimi tre secoli.

L'oceano visto dalle Isole Vergini americane (cr. Prayitno Wikimedia commons) 

L’elenco potrebbe essere ben più lungo, ma vogliamo concludere con le Isole Vergini americane, un arcipelago delle Antille, ora territorio degli Stati Uniti ma che fu prima francese e poi per due secoli danese, profondamente influenzato dalle vicine colonie olandesi e dalla cultura degli schiavi africani. Da questo complicato melting pot nacque una lingua creola che per secoli divenne caratteristica delle isole: il negerhollands, la cui ultima parlante è stata Alice Stevens, scomparsa il 27 settembre 1987.

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