Da Tolkien ai Klingon, le lingue inventate

Da Tolkien ai Klingon, le lingue inventate

I personaggi della saga cinematografica "Il Signore degli anelli" (dalla pagina Fb Lizzy Pichette)

Create per la televisione, il cinema o per passione

Continua oggi la serie degli articoli dell'antropologo Maurizio Frignani sulle lingue e la loro origine. Oggi si parla delle lingue inventate per ragioni artistiche o di spettacolo.

Nel corso dei secoli molte lingue artificiali sono state inventate per esigenze diverse dalla semplice comunicazione sociale naturale. Molti gerghi della malavita e varianti dialettali particolari come il cockney londinese oppure i codici segreti (per non parlare delle crittografie più avanzate) possono rientrare in quest’ambito.


Il martirio di Raimondo Lullo, miniatura (Wikimedia commons)


Ambito al quale possiamo accomunare anche i tentativi di creare lingue logico-filosofiche, a partire dall’Ars Magna di Raimondo Lullo nel XIII secolo fino al Loglang e all’Ithkuil del secolo scorso, che miravano ad eliminare qualunque ambiguità semantica.


Monumento a Hildegard von Bingen (cr. G. Arendt Wikimedia commons)


Nell’inventario non possono mancare linguaggi che si situano tra il divino e l’occulto, come la “lingua ignota” di Ildegarda di Bingen, mistica e visionaria del XII secolo che ne lasciò un glossario di mille parole, comprese solo da lei. Il matematico e astrologo inglese (nonché mago e negromante) John Dee invece scrisse nei suoi diari che gli era stata trasmessa dagli angeli una lingua celestiale, nota come “enochiano”, con relativo alfabeto.

Le lettere della lingua ignota di Hildegard (Wikimedia commons)

Particolarmente interessanti sono gli esempi rinascimentali di lingue maccheroniche che mischiavano latino e volgare, come nelle opere di Teofilo Folengo (Baldus), su base dialettale dell’Italia settentrionale o di Rabelais, su base francese (Gargantua e Pantagruel).  Giullari e attori della commedia dell’arte hanno prodotto invece il grammelot, dove mimica, accento e recitazione sono molto più importanti del significato delle parole, spesso semplici assonanze o onomatopee. Ai nostri tempi Dario Fo ne è stato il più famoso e illustre ri-scopritore.

Dario Fo qui a Gubbio (cr. gorupdebesanez Wikimedia commons)

Manipolazioni linguistiche intenzionali sono spesso state di tipo ludico (pensiamo a Lewis Carroll) o provocatoriamente sperimentali come alcune creazioni di Raymond Quenau e Georges Perec, membri dell’Oulipo (Ouvroir de Littérature Potentielle).


Rappresentazione del Cyrano nel 1901 a Stoccolma (cr. A. Rydin Wikimedia commons)


Siamo già quindi al repertorio più nutrito, quello delle lingue artistiche, cioè create per finalità letterarie e, ai giorni nostri, cinematografiche o televisive. Molti autori hanno infatti inventato i nomi di lingue nuove e sconosciute parlate da personaggi delle loro opere, fornendone però al massimo qualche parola di esempio, come fece già nel 1657 un precursore della fantascienza come Cyrano di Bergerac, raccontando un viaggio sul nostro satellite dove ne avrebbe incontrato gli abitanti, il cui idioma era appunto la lingua lunare.


H.G. Wells qui con Orson Welles (cr. International news photos Wikimedia commons) 


Dal canto suo H.G. Wells, nella “Macchina del tempo” descrisse solo il tono delle lingue degli Eloi e dei Morlock, i discendenti dell’attuale umanità ottocentomila anni da adesso. Lo stesso H.P. Lovecraft nei suoi numerosi racconti fantastici di orrore cosmico non andò oltre piccole frasi volutamente impronunciabili, riferite a culti osceni e blasfemi.

Orwell e Lovecraft (cr. Cassowary L.B. Truesdell Wikimedia commons)

Eccone un esempio tanto per chiarire:

Ph'nglui mglw'nafh Cthulhu hu R'lyeh wgah'nagl fhtagn

che dovrebbe significare (forse) “nella sua casa a R'lyeh il morto Cthulhu aspetta sognando”.

Il romanzo fondamentale di George Orwell, 1984, è incentrato proprio sulla neolingua (newspeak), la lingua totalitaria imposta dal Grande Fratello. Insomma tanta fantasia ma poca linguistica.


Foto colorata di Tolkien, autore del Signore degli anelli (cr. TuckerFTW Wikimedia commons)


Poi venne Tolkien. Per decenni professore di filologia anglosassone a Oxford, fu per tutta la vita un appassionato creatore di lingue e, come qualcuno ha detto con ragione, costruì il mondo del Signore degli anelli per avere chi le parlasse. Partendo dal finnico e dal gallese diede vita e cioè fonetica, vocabolario, grammatica e storia alle lingue degli elfi (Sindarin e Quenya), a quelle dei nani, degli orchi e degli Ent. Nulla fu lasciato al caso, comprese le note per i futuri traduttori delle sue opere. La strada era aperta.


Frank Herbert, inventore della lingua Chakobsa (Wikimedia commons)


Frank Herbert mischiò inglese e arabo per il Chakobsa, il linguaggio dei Fremen nel ciclo di Dune. Anthony Burgess creò, su base inglese e russa, il Nadsat, la lingua parlata dai drughi in Arancia meccanica (drug in russo significa amico).

Personaggi Klingon della saga di Star Trek (cr. Iowa Pine Wikimedia commons) 

Si cominciano ad assumere linguisti per rendere credibili le parlate aliene nei film come quella di Jabba the Hutt o degli Ewok in Guerre stellari o quella più celebre di tutte, creata da Marc Okrand, cioè il klingon di Star trek. Quest’ultimo ha avuto un successo clamoroso, esistono dizionari, corsi online, una traduzione (con rappresentazione) dell’Amleto di Shakespeare. Per gli appassionati della serie “The Big Bang theory” è la lingua in cui Sheldon e Leonard parlano quando non vogliono essere capiti dalle loro ragazze.

Paul Frommer ha inventato la lingua dei Na’vi per Avatar. La frase più famosa della trilogia: “Io ti vedo” si dice “Oel ngati kameie”.

Peterson, autore delle lingue del Trono di Spade (cr. Gage Skidmore Wikimedia commons)

A David J. Peterson si devono le lingue della serie del Trono di Spade (il dothraki e l’alto valyriano). Quest’ultima è quella che Daenerys Targaryen usa per trasmettere ai suoi draghi il terribile comando “dracarys” e conseguente arrosto del nemico.

Anche il linguaggio degli alieni a sette zampe del film Arrival, che è puramente visivo e formato da ideogrammi complessi, è stato appositamente e accuratamente creato a tavolino dopo lunghi studi.


I minions lungo una via di Pechino (cr. Hhhh2 Wikimedia commons)


Pierre Coffin and Chris Renaud, creatori e registi degli adorabili Minions, ne hanno anche costruito (e doppiato) la lingua. E qui ci fermiamo, nonostante gli esempi abbondino sempre di più.

Qapla'.

(è il classico saluto klingon che significa successo in battaglia, ma per noi pacifici terrestri vale come “buona fortuna”).

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